Io non osava scender de la strada

Io non osava scender de la strada

15^ canto dellʼInferno. In direzione del centro.

E  quegli: “O figliolo mio, non ti dispiaccia se Brunetto Latini ritorna un poco indietro con te e si stacca dalla fila”.

Gli dissi: “Per quanto posso, ve ne prego; e se desiderate che mi fermi con voi, lo farò, se vuole costui con il quale mi accompagno”.  

Disse: “O figliolo, chi di questa schiera si ferma appena, sta sdraiato poi cento anni senza difendersi ogni volta che lo ferisca la pioggia di fuoco. Perciò procedi in là: ti camminerò di fianco; e poi raggiungerò di nuovo la mia schiera, che va piangendo la sua dannazione eterna”.

Io non osavo scendere dall’argine per camminare al suo livello; ma tenevo la testa abbassata come chi cammini con soggezione.   

Egli cominciò: “Quale caso o volontà divina ti conduce quaggiù prima del giorno della tua morte? e chi è che indica la strada?”.   

Da leggere: Pur ier mattina le volsi le spalle del 30.11.2018 

Piovean di foco dilatate falde

Piovean di foco dilatate falde

Chi sono quelle anime che Virgilio e Dante hanno davanti ai propri occhi, e che colmano con la loro presenza la superficie sabbiosa di una grande spianata?

Sì, le stanno guardando quasi studiandole – hanno, infatti, uno sguardo acceso dʼinteresse – dal margine del sabbione, che circonda la selva dei suicidi e degli scialacquatori appena visitata, e che rappresenta nellʼordinamento infernale il terzo girone del settimo cerchio.

Dal resoconto che il poeta ne fa a beneficio del lettore, nel 14^ canto dellʼInferno appena iniziato, apprendiamo che alcune di quelle anime stanno distese a terra – e sono i bestemmiatori, tra i quali si distingue Capaneo di cui avremo notizie quanto prima – altre siedono tutte ripiegate su loro stesse – e sono gli usurai – altre ancora camminano senza fermarsi mai – e sono i sodomiti.

Apprendiamo, inoltre, che la schiera che cammina incessantemente è decisamente quella più numerosa, mentre quella supina lo è di meno, ma si lamenta maggiormente.

Ma la descrizione non finisce qui – i dannati avrebbero esultato di ciò: infatti, dovʼè il supplizio?

Eccolo. Sopra tutta lʼestensione della spianata sabbiosa, con estrema lentezza, “piovean di foco dilatate falde”, racconta il poeta, “similmente alla neve che cade sulla cima delle montagne più alte quando non soffia il vento”.

A questo punto Dante si lancia in unʼardita similitudine, per dare lʼidea di quello che vede. Leggiamo: “Come Alessandro Magno nelle zone più calde del sub-continente indiano vide precipitare a terra sopra il suo esercito una pioggia di fuoco, per cui egli ordinò ai suoi soldati di pestare più volte il terreno coi piedi, affinché la materia incandescente si estinguesse intanto che lʼincendio era agli inizi: allo stesso modo scendevano le falde di fuoco senza tregua e senza fine; e la sabbia si arroventava, come la materia infiammabile brucia per la scintilla della pietra focaia colpita dallʼacciarino, ad accrescere la sofferenza dei dannati”.

A seguito della caduta continua delle falde di fuoco, i dannati non possono fare altro che ruotare le mani con un rapido movimento, ora da una parte ora dallʼaltra nellʼillusione di allontanare da loro le fiamme appena cadute. Appunto, nellʼillusione.

Io sentia d’ogne parte trarre guai

Uomini fummo, e or siam fatti sterpi

13^ canto dell’Inferno. Dopo l’inizio.

Io udivo da ogni punto lamentarsi e non vedevo che lo facesse qualcuno; e perciò io mi fermai tutto turbato. Io credo che egli credette che io credessi che i tanti lamenti provenissero, tra quei pruni, da dannati che non fossero a noi visibili.

Perciò il maestro disse: “Se tu recidi qualche ramoscello frondoso di una di queste piante, i tuoi pensieri si riveleranno tutti vani”.

Di conseguenza protesi la mano un poco avanti e divelsi un ramoscello da un grande cespuglio spinoso; e il suo ramo troncato gridò: “Perché mi rompi?”. Allorché fu diventato poi per il sangue di colore scuro, ricominciò a dire: “Perché mi strappi? tu non hai nessun sentimento di compassione? Fummo uomini, e ora siamo diventati cespugli spinosi: la tua mano tuttavia avrebbe dovuto essere più pietosa, anche se fossimo state anime di serpi”.

Da leggere: S’elli avesse potuto creder prima del 10.11.2018