L’animo mio, per disdegnoso gusto

13^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

“La prostituta che mai distolse gli occhi disonesti dalla corte dell’imperatore, rovina comune degli uomini e peccato delle corti, istigò contro di me gli animi di tutti; e gli istigati istigarono a loro volta l’imperatore, che gli onori che sono causa di letizia si mutarono in mesti dolori. Il mio animo, per il piacere che si cerca nella soddisfazione di un pieno sdegno, immaginando con la morte di sfuggire il disprezzo, mi rese ingiusto contro di me innocente. In nome delle strane radici di questa pianta vi giuro che non fui mai infedele al mio signore, che fu così meritevole di alta reputazione. E possa qualcuno di voi ritornare fra gli uomini, rianimi la mia fama, che è prostrata anche ora per il dolore che le inferse l’invidia”.

Indugiò un poco, e poi il poeta mi disse: “Dal momento che egli si astiene dal parlare, non perdere tempo; ma parla, e chiedi a lui, se altro desideri”.

E io a lui: “Domandagli tu di nuovo su quel che reputi che mi accontenti; poiché non potrei, tanta compassione mi addolora”.

@ L’ANIMO MIO, PER DISDEGNOSO GUSTO

S’elli avesse potuto creder prima

13^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

“Se egli avesse potuto ritenere vero in precedenza”, rispose Virgilio, “anima offesa, ciò che ha compreso soltanto con la mia poesia, non avrebbe tesa la mia mano contro di te; ma l’incredibilità del fatto mi ha costretto a indurlo a un’azione che causa dolore a me stesso. Ma digli chi tu fosti, così che in cambio di una qualche riparazione ravvivi la tua reputazione sulla terra, in cui gli è permesso tornare”.

E il ramo troncato: “Mi alletti così con dolci parole, che non posso astenermi dal parlare; e non vi infastidisca per quanto io mi lasci trattenere a conversare un poco. Io sono colui che tenne entrambi i mezzi per influenzare l’animo di Federico, e che li usò, nel negare e nel concedere, così delicatamente, che esclusi dalla sua vita quasi ognuno; fui fedele all’altissimo compito, tanto che per questo persi la pace e la vita.

@ S’ELLI AVESSE POTUTO CREDER PRIMA 

Io sentia d’ogne parte trarre guai

13^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Io sentivo da ogni punto lamentarsi e non vedevo alcuno che lo facesse; per cui io mi fermai tutto turbato. Io credo che egli credette che io credessi che i tanti lamenti provenissero, tra quei pruni, da dannati che non fossero a noi visibili.

Perciò il maestro disse : “Se tu recidi qualche ramoscello frondoso di una di queste piante, i tuoi pensieri si riveleranno tutti vani”.

Di conseguenza protesi la mano un poco avanti e divelsi un ramoscello da un grande cespuglio spinoso; e il suo ramo troncato gridò. “Perché mi rompi?”. Dopo che fu diventato poi di colore scuro per il sangue, ricominciò a dire: “Perché mi strappi? tu non hai nessun sentimento di compassione? Fummo uomini, e ora siamo diventati cespugli spinosi: la tua mano tuttavia avrebbe dovuto essere più pietosa, anche se fossimo state anime di serpi”. 

Come da un pezzo di legno verde che sia acceso a una delle estremità, che dall’altra stilla gocce di linfa e stride per l’aria che fuoriesce, così dal moncone del ramo spezzato uscivano insieme parole e sangue; cosicché io lasciai cadere l’estremità del ramo, e stetti come chi teme. 

@ IO SENTIA D’OGNE PARTE TRARRE GUAI