Corrien centauri, armati di saette

Corrien centauri, armati di saette

Scendendo dal pendio, dopo aver sostato lungamente dietro il sepolcro di Anastasio II, quando, dapprima con un soliloquio di Virgilio sulla struttura morale dellʼInferno, e poi conversando intensamente, hanno fatto in tempo ad abituarsi al tremendo fetore che giunge dalla cavità infernale, i due poeti intravedono in lontananza delle strane creature, che corrono lungo la sponda del Flegetonte.

Impegnate nella gravosa opera di sorveglianza dei violenti contro il prossimo, chi sommerso e immerso nel sangue di cui è costituito questo fiume, esse si dedicano con impegno a colpire i dannati con le loro saette, quando costoro si sollevano dalla superficie del fiume, nella vana illusione di alleviare, almeno in parte, la loro pena.

Questi esseri sono i centauri, i quali, per la loro duplice essenza – umana e bestiale – e per la tradizione letteraria latina, che li presentava pronti alla violenza e al ladrocinio, rappresentano per Dante, come del resto il Minotauro, la cieca cupidigia e lʼira folle, attraverso cui si manifesta la parte peggiore del carattere umano e viene esaltata la brutalità dei comportamenti; e per questo motivo, il poeta li fa diventare i veri protagonisti del dodicesimo canto dellʼInferno, attraverso le figure di Chirone e Nesso.

Dunque, i centauri. Il loro progenitore fu Issione, re tessalo dei Lapiti, il quale, ospitato nellʼOlimpo, tentò di sedurre Era, la sposa di Zeus, il quale gli inviò prontamente una sosia di costei. Dal rapporto nacque Centauro, un ibrido tra un uomo e un cavallo. Issione poi fu punito per questo suo ardire, ma il figlio sopravvisse e, secondo quando narra Pindaro, si accoppiò con le giumente del Monte Pelio, generando molte creature simili a lui, appunto i centauri.

Lʼavvenimento cardine in cui costoro sono entrati di diritto nella mitologia greca, la Centauromachia – ne parla anche Omero nellʼOdissea – si ricollega alle nozze di Piritoo, anchʼesso re tessalo dei Lapiti, con Ippodamia. Invitati alla festa, essi ben presto si ubriacarono, sicché uno di essi, Euritione, tentò di violentare la sposa e i compagni, per non essergli da meno, si scagliarono addosso alle altre donne. Lasciamo al lettore immaginare il parapiglia che ne scaturì – al quale prese parte pure Teseo, amico dello sposo – che si concluse con la sconfitta dei centauri, che furono cacciati dalla Tessaglia.

I centauri non rappresentano altro che una umanità selvaggia e agli estremi del mondo civile e religioso greco, per cui la lotta alle nozze di Piritoo significa il superamento di un simile modus vivendi, lʼentrata a tutti gli effetti nel vivere ʻcivileʼ, in netto contrasto con il vivere ʻincivileʼ.

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