Veggendoci calar, ciascun ristette

12^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

Io vidi un’ampia fiumana arcuata, poiché quella circonda totalmente il piano, a seconda di come aveva detto la mia guida; e tra i piedi della parete ed essa, centauri correvano in schiera ordinata, forniti di frecce, come solevano in vita andare a caccia. Vedendoci scendere, ciascuno si fermò, e dalla squadra si distaccarono in tre con archi e frecce scelte in precedenza; e uno di loro gridò da lontano: “A quale pena venite voi che scendete il declivio? Ditelo da costì; se no, tendo l’arco”.

Il mio maestro disse: “Noi replicheremo a Chirone quando saremo vicino a voi: per tuo danno la tua volontà fu sempre così precipitosa”.

 Poi mi toccò leggermente, e disse: “Quegli e Nesso, che morì per la bella Deianira, e da solo rese giustizia per sé. E quello di mezzo, che ha la testa china sul petto, è il grande Chirone, il quale allevò ed educò Achille; il terzo è Folo, che fu così violento. Girano intorno al fiume a mille a mille, scagliando saette su qualunque anima osi trarsi fuori dal sangue più di quanto le fu consentito per la gravità del peccato”.

@ VEGGENDOCI CALAR, CIASCUN RISTETTE

 

La riviera del sangue in la qual bolle

12^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

Io andavo meditando; e lui a sua volta disse: “Tu concentri la riflessione forse su questo scoscendimento roccioso, che è tenuto sotto la guardia di quella bestia irosa che ho reso impotente poco fa. Ora voglio che tu sappia che la prima volta in cui discesi nella parte più profonda dell’Inferno, questa rupe non era fino allora precipitata. Ma certo poco prima, se distinguo esattamente, che venisse Colui che sottrasse a Lucifero le grandi anime del cerchio superiore, la profonda voragine infernale dappertutto tremò così, che supposi che l’universo avesse risentito l’effetto dell’amore, per il quale c’è qualcuno che pensa sia tornato molte volte nel caos l’insieme della terra e dei cieli; e in quel momento questa rupe primordiale, qui e in altro luogo, fece un franamento tale. Ma indirizza lo sguardo verso il basso, perché si avvicina il fiume di sangue nel quale bolle chiunque con violenza rechi danni agli altri”.

Oh avidità che offuschi la mente e ira dissennata, che così ci spingete al male durante la vita terrena, e durante l’eterna poi ci immergete nel sangue bollente così malamente!

  @ LA RIVIERA DEL SANGUE IN LA QUAL BOLLE

Così prendemmo via giù per lo scarco

12^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Il mio saggio maestro gridò verso di lui: “Forse tu pensi che qui vi sia il duca di Atene, che sulla terra ti causò la morte? Allontanati, bestia, perché questi non viene istruito da tua sorella, ma va per vedere i tormenti dei dannati”.

Qual è quel toro che si scioglie dai legami che lo stringono mentre ha ricevuto la ferita mortale, che non è capace di andare, ma fa piccoli salti qua e là, io vidi il Minotauro divenire tale; e quello avveduto gridò: “Accorri verso il passaggio; frattanto che egli è infuriato, è bene che tu scenda”.

Così ci incamminammo giù per l’ammasso di quei sassi, che si spostavano spesso sotto i miei piedi per l’insolito peso.

@ COSÌ PRENDEMMO VIA GIÙ PER LO SCARCO

E quando vide noi, sé stesso morse

12^ canto dellʼInferno.

Prima parte.

Il punto in cui giungemmo che consente di discendere la parete era scosceso e, anche per quel che vi era, tale, che ogni sguardo ne sarebbe restio. Qual è quella frana che a valle di Trento colpì la riva dell’Adige, o per un fenomeno sismico o per un appoggio venuto meno, che dalla sommità del monte, da cui precipitò, fino alla pianura la rupe è così rotta e ingombra dalle sue rovine, che permetterebbe un qualche passaggio a chi fosse in alto: tale era la discesa di quel burrone; e sull’orlo superiore della ripa franosa era sdraiata la vergogna di Creta che fu concepita dentro la finta vacca; e quando ci vide, infierì contro sé stesso, come quegli che l’ira consuma internamente.

@ E QUANDO VIDE NOI, SÉ STESSO MORSE