Io vidi un’ampia fossa in arco torta

Io vidi un'ampia fossa in arco torta

“Corri verso la frana: finché sta così adirato, è buon cosa che tu cominci a scendere il pendio”.

Così Dante si sente dire dal maestro, con una sollecitudine ancora non sperimentata prima di quel frangente. Premura dovuta essenzialmente al fatto che il poeta, rimasto impressionato dalla scena straordinaria in cui il Minotauro si è messo a saltellare da tutte le parti, infierendo a morsi su sé stesso, dopo il duro rimprovero di Virgilio, si stava comportando come se fosse paralizzato.

E perciò quale migliore occasione per evitare al Minotauro d’impedire loro la discesa in direzione del settimo cerchio?

Ora i due poeti sono fermi a scrutare il fondovalle, dopo aver percorso un bel tratto di corsa la china franosa, e dopo che Virgilio, vedendo l’allievo scendere il dirupo franoso in atteggiamento pensieroso, ha appena finito di dirgli che quella frana, difesa appunto dal Minotauro, non c’era ancora quando lui passò in quelle zone la volta precedente per liberare un dannato dal nono cerchio. Dodicesimo canto dell’Inferno, a un terzo del racconto.

Che continua con Virgilio, che specifica con toni pacati, al contrario della concitazione precedente: “Ma certamente poco prima, se non ricordo male, che scendesse Cristo nel Limbo, in tutte le sue parti l’Inferno fu interessato da un terremoto così potente, che pensai che l’universo avesse ritrovato l’unità tra gli elementi, per la quale ci fu in passato chi immaginò che quello fosse ritornato alla primigenia unità indifferenziata. E allora questa rupe, qui e in altre parti dell’Inferno, subì una frana del genere. Ma ora guarda bene in quella direzione” – allungando di nuovo il dito, dopo averlo fatto in precedenza a indicare il fondovalle – “il fiume di sangue dove bruciano tutti i violenti”.

Il poeta non se lo fa ripetere e, dopo che un ampio fiume di color vermiglio e a forma circolare si staglia in tutta la propria maestosità, prorompe: “Oh bruta avarizia e ira scomposta, che ci spingete tanto a ingiuriare gli altri nella breve vita terrena, e poi in quella eterna ci immergete altrettanto in malo modo!”

E, a chi legge, Dante fornisce questo resoconto: “Io vidi un’ampia fossa in arco torta, che abbraccia tutto lo spazio in piano, in virtù di ciò che aveva detto la mia guida”.

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