Poi ch’ebbe sospirando il capo mosso

10^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Quando si avvide che io indugiavo un poco prima della replica, cadde all’indietro e non apparve più fuori. Ma quell’altro magnanimo, al cui volere mi ero trattenuto, non cambiò atteggiamento, né mosse il collo, né inclinò il suo fianco; e dando seguito al precedente discorso, disse: “Se essi hanno imparato in modo errato quell’arte, ciò mi fa soffrire più che questo sepolcro infuocato. Ma non sarà illuminata cinquanta volte la faccia della luna, ed ecco che tu conoscerai per esperienza quanto sia dura quell’arte. E possa tu mai ritornare nella dolce terra, dimmi: perché quel popolo è così iniquo in ogni sua deliberazione contro i miei?”.

E io a lui: “Lo strazio di quella grande strage che fece l’Arbia colorata di rosso, fa prendere tali risoluzioni nei consigli cittadini”.

Dopo che sospirando ebbe scosso la testa, disse: “Non fui io da solo a compiere ciò, né certo senza una ragione sarei andato con gli altri. Ma fui io da solo, là dove fu tollerato da ognuno di distruggere Firenze, colui che la difese con schiettezza coraggiosa”.

@ POI CH’EBBE SOSPIRANDO IL CAPO MOSSO

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