Così prendemmo via giù per lo scarco

Così prendemmo via giù per lo scarco

12^ canto dellʼInferno.

Il punto in cui giungemmo che consente di discendere la costa era scosceso e, anche per quel che vi era, tale, che ogni sguardo ne sarebbe restio. Com’è quella frana che a valle di Trento colpì la riva dell’Adige, o a causa di un fenomeno sismico e o causa di un appoggio venuto meno, che dalla sommità del monte, da cui precipitò, fino alla pianura è sì la rupe dirupata e malagevole, ma permetterebbe un qualche passaggio a chi fosse in alto: così era la discesa di quel burrone; e sull’orlo superiore della costa franata era sdraiata la vergogna di Creta che fu concepita nella finta vacca; e quando ci vide, infierì contro sé stesso, come quegli che l’ira internamente consuma.

Virgilio verso di lui gridò: “Forse tu pensi che qui vi sia Teseo, che tra i vivi ti causò la morte? Allontanati, animale, perché questi non viene istruito da tua sorella, ma va per vedere i tormenti dei dannati”.

Com’è quel toro che si scioglie dai legami mentre ha già ricevuto la ferita mortale, che non è capace di andare, ma qua e là fa piccoli, così io vidi il Minotauro mutarsi in tal modo; e Virgilio avveduto gridò: “Accorri al passaggio: frattanto che è furioso, è opportuno che tu discenda”. Così ci avviammo giù per l’ammasso di quei sassi, che sovente si spostavano sotto i miei piedi a causa dell’insolito peso. 

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