Lo nostro scender conviene esser tardo

Lo nostro scender conviene esser tardo

Caro lettore, siamo giunti all’undicesimo canto dell’Inferno, e la narrazione in forma di parafrasi della prima cantica della Commedia presenta a questo punto una brusca fermata o una messa a punto, scegliete voi, come se il Sommo Poeta avesse bisogno di riprendere il fiato.

Poco prima, Virgilio, dopo aver avvisato Dante di non dimenticare quanto gli ha appena detto Farinata sul proprio destino – “non passeranno cinquanta mesi, che tu sperimenterai sulla tua pelle quanto sia arduo imparare il ritorno in patria” – e dopo che, precisando ulteriormente, mentre solleva un dito a mo’ di ammonimento, sarà Beatrice (e Cacciaguida, in Paradiso, aggiungiamo noi) a presagire il suo futuro, si avvia verso sinistra, seguito da un poeta visibilmente turbato, entrambi prendendo via verso il centro del sesto cerchio, quello degli eretici.

E uno stretto sentiero, che si dipana dalle mura della città di Dite attraverso le arche infuocate, da dove le strida dei dannati non si placano mai, ferendo non poco l’udito dei due pellegrini, permette loro di pervenire ben presto sul margine di un declivio franoso, che è formato da macigni spezzati e radunati in una mezzaluna in posizione dominante rispetto alle profondità abissali del basso Inferno.

Proprio tra questi massi, “a causa del fetore nauseabondo che esala in eccesso il basso Inferno, ci accostammo, indietreggiando”, prosegue il poeta nel racconto, “al coperchio di un grande avello, sopra il quale io lessi una scritta che recitava: ‘Conservo le spoglie di Anastasio II papa, il quale Fotino allontanò dalla retta via’.

Una volta sistematisi dietro al sepolcro, evidentemente al solo scopo di ripararsi dal terribile odore che risale dal baratro, Virgilio, respirando con un sibilo, spiega al poeta il motivo della sosta in questi termini: “Lo nostro scender conviene esser tardo, in modo che l’olfatto si abitui in qualche modo e prima a questo fetido odore; e poi non vi faremo più caso”.

Per la qual cosa, Dante, arricciando il naso: “Sì, ma trova subito qualche rimedio, tanto che il tempo non vada sciupato”.

Allora Virgilio, mostrando il volto fintamente offeso, su cui si fa largo un sorriso sornione: “Ci sto già pensando, figliolo”.

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Un pensiero su “Lo nostro scender conviene esser tardo

  1. caro Carlo, in quest’ultimo passo sembra che Dante non ascolti il consiglio del Maestro, ma bensì anticipi il futuro detto “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, bisogna essere sempre immediati ma nel contempo previdenti.

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