Lo nostro scender conviene esser tardo

Lo nostro scender conviene esser tardo

11^ canto dell’Inferno.

Sull’orlo di un’alta parete che era composta da grandi pietre spezzate a moʼ di cerchio, pervenimmo sopra una folla di anime tormentate più crudelmente; e lì, a causa del ripugnante eccesso del fetore che il basso Inferno esala, ci avvicinammo, arretrando, alla pietra sepolcrale di un grande avello, dove io vidi unʼiscrizione che diceva: “Custodisco papa Anastasio, il quale Fotino distolse dallʼortodossia”.

“La nostra discesa bisogna sia ritardata, sicché l’olfatto si abitui in qualche modo prima al soffio fetido; e poi non gli sarà prestata più attenzione”. Così il maestro; e io: “Trova qualche rimedio tanto che il tempo non trascorra sprecato”. Ed egli: “Vedi che penso a ciò”.

Un pensiero su “Lo nostro scender conviene esser tardo

  1. caro Carlo, in quest’ultimo passo sembra che Dante non ascolti il consiglio del Maestro, ma bensì anticipi il futuro detto “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, bisogna essere sempre immediati ma nel contempo previdenti.

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