Tra ‘l muro della terra e li martìri

Tra 'l muro de la terra e li martìri - Copia

Certo, lo scenario è inquietante: sopra una vasta spianata, vediamo spuntare un gran numero di sepolcri con le coperture alzate, ai lati delle quali serpeggiano sinuose e altissime lingue di fuoco. Non solo: ad appesantire la vista, grida laceranti fuoriescono dai sepolcri, andandosi a mischiare con il brontolio provocato dalle fiamme, che in eterno arroventano le pietre.

Lettore, siamo giunti al canto 10^ dell’Inferno, dove Dante – dopo che il maestro gli ha preannunziato le anime che troveranno di lì a poco – esordisce scrivendo: “A questo punto Virgilio s’inoltra per uno stretto sentiero, tra ’l muro della terra e li martìri, e io lo seguo”.

Bene. Quella terra è la città di Dite, ossia tutta la zona inferiore dell’Inferno, e i martìri sono le arche infuocate, dove scontano la loro pena eterna gli eretici, e tra costoro gli epicurei.

Stiamo parlando del luogo in cui i due pellegrini, dopo che i diavoli hanno tentato d’impedire che il loro viaggio proseguisse, e dopo che l’inviato celeste, rimbrottando severamente quelli,  è riuscito ad aprire la porta con l’ausilio di una piccola verga – dando loro la possibilità di non interrompere prima del tempo il viaggio stesso – e sono finalmente entrati.

E ora udiamo Dante – ripresosi dallo scoramento e tornato a essere pieno di baldanza, perciò preoccupato quanto basta dallo scenario di cui si è resa contezza all’inizio – chiedere subito con trasporto: “O maestro dalle grandi doti, che mi guidi per i cerchi infernali com’è gradito a te, parla con me, e appaga la mia curiosità. Potrei vedere i dannati distesi nei sepolcri? Tutte le coperture sono sollevate e puntellate, e nessuno fa  la guardia”.

Al che Virgilio, trovando la domanda fuori luogo, lancia al poeta uno sguardo severo, e di conseguenza replica quasi indispettito: “D’accordo, ma prima devi sapere che questi avelli torneranno a chiudersi quando le anime faranno ritorno qui dopo il giorno del Giudizio coi loro corpi che hanno lasciati in Terra. Guarda: da questo lato sono sepolti Epicuro e tutti i suoi seguaci, quelli che negarono l’immortalità dell’anima. Questa è la mia risposta; inoltre soddisferò anche ciò che non mi chiedi”.

Udendo ciò, Dante scruta accigliato il maestro, e ribatte: “Maestro caro, non ti rivelo quello che penso se non per parlare poco, e ti ricordo che sei tu ad avermi messo in questa situazione”. Poi rivolge lo sguardo altrove, verso i sepolcri.  

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