El par che voi veggiate, se ben odo

10^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

“Suvvia, possa mai rientrare in patria la vostra discendenza”, io lo pregai, “scioglietemi quel dubbio che a questo punto ha confuso la mia mente. Appare che voi prevediate, se intendo appieno, quel che il tempo reca con sé, e quanto al tempo attuale avete un altro comportamento”.

“Noi prevediamo, come quegli che ha la vista difettosa, le cose”, disse, “che ci sono distanti nel tempo; solo di tanto anche ora ci illumina l’Altissimo Signore. Quando si avvicinano o sono presenti, il nostro potere precognitivo è tutto fallace; e se altri non ci informa, non conosciamo nulla della condizione terrena degli uomini. Perciò puoi intendere che la nostra capacità di conoscere sarà estinta interamente da quel momento in cui sarà serrata la porta che conduce al futuro”.

Pertanto, come trafitto dal rimorso per la mia colpa, dissi: “Ecco direte dunque a quello che è ricaduto nel sepolcro che suo figlio è un uomo vivo anche ora; e se, prima, nella replica sono stato in silenzio, fategli sapere che l’ho fatto perché ero concentrato col pensiero già nel dubbio che mi avete sciolto”.   

 @ EL PAR CHE VOI VEGGIATE, SE BEN ODO

Poi ch’ebbe sospirando il capo mosso

10^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Quando si avvide che io indugiavo un poco prima della replica, cadde all’indietro e non apparve più fuori. Ma quell’altro magnanimo, al cui volere mi ero trattenuto, non cambiò atteggiamento, né mosse il collo, né inclinò il suo fianco; e dando seguito al precedente discorso, disse: “Se essi hanno imparato in modo errato quell’arte, ciò mi fa soffrire più che questo sepolcro infuocato. Ma non sarà illuminata cinquanta volte la faccia della luna, ed ecco che tu conoscerai per esperienza quanto sia dura quell’arte. E possa tu mai ritornare nella dolce terra, dimmi: perché quel popolo è così iniquo in ogni sua deliberazione contro i miei?”.

E io a lui: “Lo strazio di quella grande strage che fece l’Arbia colorata di rosso, fa prendere tali risoluzioni nei consigli cittadini”.

Dopo che sospirando ebbe scosso la testa, disse: “Non fui io da solo a compiere ciò, né certo senza una ragione sarei andato con gli altri. Ma fui io da solo, là dove fu tollerato da ognuno di distruggere Firenze, colui che la difese con schiettezza coraggiosa”.

@ POI CH’EBBE SOSPIRANDO IL CAPO MOSSO

Allor surse a la vista scoperchiata

10^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

In quel momento si sollevò e si sporse dall’apertura senza coperchio un’ombra, accanto a questa, fino al mento: credo che si fosse alzata sulle ginocchia. Guardò intorno a me, come se avesse desiderio di vedere se altri fosse con me; e dopo che il dubbio fu cessato totalmente, disse piangendo: “Se cammini attraverso questa prigione sotterranea per eccellenza d’intelletto, mio figlio dov’è? e perché non è con te?”. 

E io: “Non vengo per mia volontà e per mio merito: colui che aspetta là, mi guida attraverso questo luogo verso colei che forse il vostro Guido ebbe in disprezzo”.

Le sue parole e la specie del tormento mi avevano già manifestato il nome di costui; perciò la mia replica fu così completa.

Sollevatosi improvvisamente gridò: “Come? hai detto ‘egli ebbe’? egli non è in vita anche ora? la dolce luce del sole colpisce i suoi occhi”.

@ ALLOR SURSE A LA VISTA SCOPERCHIATA

Io ch’era d’ubidir disideroso

10^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

Io avevo già fissato intensamente il mio sguardo nel suo; ed egli si drizzava sulla persona col petto e con la fronte come se avesse l’Inferno in grande disprezzo. E le sollecite e risolute mani della guida mi spinsero tra le sepolture verso di lui, dicendo: “Le tue parole siano convenienti”.

Quando io fui alla base della sua tomba, volse un poco lo sguardo verso di me, e poi, quasi sdegnoso, mi domandò: “Chi furono i tuoi antenati?”.

Io che ero animato dal desiderio di ubbidire, non glieli nascosi, ma glieli manifestai interamente; per cui egli alzò le sopracciglia un poco in su; poi disse: “Furono nemici con ostinazione a me e ai miei avi e alla mia fazione, così che li scacciai due volte”.

“Se essi furono scacciati, tornarono da ogni luogo”, io gli risposi, “l’una e l’altra volta; ma i vostri non impararono pienamente l’arte del ritorno”.

@ IO CH’ERA D’UBIDIR DISIDEROSO

O Tosco che per la città del foco

10^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

E io: “Valente guida, non ti nascondo il mio desiderio se non per parlare poco, e tu non solo ora mi hai indotto a ciò”. 

O Toscano che ancora vivo te ne vai attraverso il sesto cerchio parlando così onestamente, voglia tu soffermarti in questo luogo. Il tuo accento ti palesa originario di quella nobile città, alla quale forse fui troppo gravoso”.

All’improvviso questo parlare uscì da una delle arche; perciò mi avvicinai, temendo, un poco più alla mia guida.

Ed egli mi disse: “Rivolgiti a lui! Che cosa fai? Vedi là che Farinata si è sollevato: lo vedrai totalmente dalla cintola in su”.

@ O TOSCO CHE PER LA CITTÀ DEL FOCO