Quei fu al mondo persona orgogliosa

Quei fu al mondo persona orgogliosa

Non hanno fatto in tempo a entrare nella imbarcazione di Flegias, “veloce come una freccia scoccata da un arco”, il quale li sta conducendo alla città di Dite attraverso lo Stige, che Dante viene apostrofato da un dannato, levatosi sulle acque melmose, in tal modo: “Chi sei tu che vieni prima del tempo?”. E Dante di rimando, guardandolo sprezzante: “Ma chi sei tu che sei così lordo?”.

Già, chi sei tu, egregio iracondo? Parliamo di Filippo de’ Cavicciuli, eminente membro della consorteria degli Adimari – la stessa di Tegghaio che Dante incontrerà tra i sodomiti, del quale egli aveva chiesto informazioni a Ciacco, di passaggio nel girone dei golosi – detto Argenti perché, a detta di Boccaccio, fece rivestire di ferro il suo cavallo, appunto, con ferri d’argento.

LʼArgenti fu un Guelfo appartenente alla fazione dei Neri, dunque avversario acerrimo del poeta – che apparteneva, invece, ai Bianchi. E sempre da Boccaccio veniamo a sapere che “fu cavaliere ricchissimo, uomo di persona grande e nerboruto e di meravigliosa forza e più che altro iracundo”. Alle cronache del tempo, peraltro, è ascritto un episodio, non proprio edificante, cui prese parte il nostro amico iracondo: un litigio con Dante, culminato con uno ceffone patito dal poeta.

Sarà per questo che Dante, poi, lo collocherà all’Inferno tra le genti fangose?

Possiamo scommetterci. E precisamente ne parlerà al canto ottavo dell’Inferno, dove troviamo almeno quattro episodi in cui egli assurge a protagonista grazie al poeta e reso a suo modo immortale.

Primo episodio: qui leggiamo il dialogo concitato tra i due, quando lʼuno chiede allʼaltro : “Chi sei tu che vieni qui anzitempo?”, e Dante gli risponde che, se egli è giunto prima del tempo, non è certo per restarvi, per chiedergli a sua volta chi egli sia, atteggiandosi a disprezzo, e poi, finalmente riconoscendolo, augurandogli con tutto il cuore di rimanere nella palude a espiare i suoi peccati.

Nel secondo assistiamo al gesto minaccioso dell’Argenti, che si accosta alla barca e sarà proprio Virgilio a ricacciarlo in mezzo al fango, rimbrottandolo malamente.

Il terzo riguarda, invece, i due poeti, quando Virgilio elogia Dante per la severità del suo comportamento tenuto verso quel bizzarro spirito fiorentino.

L’epilogo avviene nel momento in cui lʼiracondo, attaccato dagli altri immersi nella melma dello Stige, al grido di “Addosso a Filippo Argenti!”, mentre si morde le carni indispettito di questo atteggiamento dei compagni di sorte. E qui i due poeti lo vedono dilaniato sotto i colpi di costoro.

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