Poi si rivolse per la strada lorda

9^ canto dell‘Inferno.

Sesta parte.

“O angeli espulsi dal Paradiso, esseri disprezzati da Dio”, egli cominciò sul terribile limitare, “da dove nasce questa tracotanza che si annida in voi? Perché vi opponete a quella volontà alla quale non può essere mai impedito il compimento dei propri fini, e che molte volte vi ha accresciuto il dolore? A che cosa è utile mettersi in contrasto con i decreti immutabili di Dio? Il vostro Cerbero, se ricordate esattamente, ne ha in sé tuttora privi di pelo il mento e la gola”.

Poi di volse indietro per il cammino sozzo, e non ci rivolse parola, ma dimostrò con il volto di essere come uno cui urga dentro e stimoli un’altra preoccupazione rispetto a quella di colui che gli è di fronte; e noi ci incamminammo verso la città di Dite, certi e tranquilli dopo le parole sante. Vi entrammo nella parte interna senza nessun contrasto; e io, che avevo il desiderio di guardare la situazione che tale fortezza contiene entro le mura, quando fui nell’interno, volgo in giro l’occhio: e vedo da ogni parte una grande pianura, fornita in abbondanza di sofferenza e di pena atroce.

@ POI SI RIVOLSE PER LA STRADA LORDA

Ahi quanto mi parea pien di disdegno!

9^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Mi liberò gli occhi e disse: “Ora rivolgi la potenza visiva su per quell’antica superficie schiumosa attraverso la parte in cui quella caligine è più fitta”.

Come le rane davanti all’ostile serpe si disperdono tutte nell’acqua, fino a quando ognuna si restringe in sé e forma a terra mucchietti appena sporgenti, così io vidi più di mille anime disfatte dalla paura correre fuggendo di fronte ad una tale che attraversare che attraversava lo Stige con i piedi senza bagnarseli. Allontanava dal volto quell’aria densa, agitando spesso la mano sinistra davanti a sé; e sembrava affaticato solo da quella molestia. Mi avvidi senz’altro che egli era un inviato celeste, e mi rivolsi al maestro; e lui a sua volta fece il gesto che stessi in silenzio e m’inchinassi ad esso. Ahi quanto mi sembrava sdegnoso! Giunse alla porta e l’aprì con un’insegna di comando, in modo che non vi ebbe nessun impedimento.

@ AHI QUANTO MI PAREA PIEN DI DISDEGNO!

O voi ch’avete li ‘ntelletti sani

9^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

“Venga all’Inferno Medusa: così lo faremo di pietra”, dicevano tutte rivolgendo lo sguardo in giù; “con nostro danno non punimmo l’attacco di Teseo”.

Rivolgiti indietro e tieni serrati gli occhi; perché se appare Medusa e tu la vedessi, non sarebbe più possibile tornare sulla terra”.

Così disse il maestro; ed egli stesso mi fece rivolgere nella direzione opposta, e non si contentò che io tenessi le mie mani sugli occhi, ma vi aggiunse anche le sue. O voi che avete gli intelletti sgombri da errore, sforzatevi d’intendere l’ammaestramento che si cela sotto il senso letterale dell’allegoria. E già arrivava su per le acque fangose un rumore violento e improvviso, spaventoso, per cui tremavano ambedue le rive, non diverso da un vento vorticoso causato dallo scontrarsi di vapori di caldi e secchi elevati dalla terra, che colpisce la selva e senza nessun ostacolo rompe, getta a terra e trascina fuori i rami; avanza con il suo alto fronte in un nugolo di polvere, e mette in fuga gli animali e i pastori.

@ O VOI CH’AVETE LI ‘NTELLETTI SANI

Con l’unghie si fendea ciascuna il petto

9^ canto dellʼInferno.

Terza parte.

E disse altre cose, ma non le ricordo; poiché l’occhio aveva attirato la mia attenzione interamente verso l’alta torre dalla sommità infuocata, in cui cui in un attimo furono  levate in piedi rapidamente le tre Furie infernali macchiate di sangue, che avevano forme corporee e atteggiamento femminili, ed erano fasciate da idre verdissime; avevano come capigliatura serpentelli e ceraste, da cui erano cinte le feroci tempie.

E quegli, che riconobbe pienamente le ancelle della regina dell’eterno pianto, mi disse: “Guarda le crudeli Erinni. Questa è Megera che sta a sinistra; quella che piange a destra è Aletto; Tesifone è nel mezzo”; e tacque a tutto questo. Ciascuna si graffiava violentemente il petto con le unghie; si percuotevano con i palmi delle mani e gridavano così forte, che mi addossai al poeta per paura.

@ CON L’UNGHIE SI FENDEA CIASCUNA IL PETTO

Di poco era di me la carne cruda

9^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Io rivolsi questa domanda; e lui a sua volta mi rispose: “Accade raramente che qualcuno di noi faccia il cammino per il quale io procedo. Vero è che una prima volta fui quaggiù, costretto con scongiuri da quella crudele Eritone che chiamava di nuovo le anime nei loro corpi. Il mio corpo da poco era privo di anima, quando essa mi fece entrare all’interno di quella fortificazione, per portarne via uno spirito dal cerchio di Giuda. Quello è il luogo più basso e il più tenebroso, e il più distante dal cielo che circonda tutto: conosco esattamente la strada; perciò sta’ tranquillo. Questa palude che esala il grande fetore delimita all’intorno la città di Dite, in cui non possiamo entrare a questo punto senza contrasto”.

@ DI POCO ERA DI ME LA CARNE CRUDA

Pur a noi converrà vincer la punga

9^ canto dell’Inferno.

Prima parte.

Qual pallore che la paura fece affiorare sul mio volto vedendo la mia guida tornare indietro, più in fretta ricacciò dentro il suo l’insolito colore determinato. Si arrestò attento come chi ascolta; perché l’occhio non lo poteva spingere lontano per l’aria buia e per la densa caligine.

“Tuttavia ci occorrerà vincere il contrasto”, egli cominciò, “a meno che… Un certo essere ci promise il suo soccorso. Oh quanto sono impaziente che altri arrivi qui!”.  

 Vidi precisamente come egli modificò il principiare con il restante che aggiunse poi, che le parole non furono corrispondenti alle precedenti; ma ciononostante le sue parole mi diedero uno stato di preoccupazione, perché io sforzavo la frase lasciata incompiuta forse a un significato peggiore di quanto in realtà non avesse.

“In questa parte della valle infernale discende mai qualcuno del primo cerchio, che ha come tormento solo la speranza senza fondamento!”.

@ PUR A NOI CONVERRÀ VINCER LA PUNGA