Così sen va, e quivi m’abbandona

8^ canto dell’Inferno.

Ultima parte.

Così se ne va, e l’amato padre mi lascia lì senza protezione, e io resto in dubbio, che speranza e paura combattono nella mia mente. Non potei udire quello che disse loro; ma egli non stette là con essi a lungo, dal momento che ognuno a gara tornò indietro correndo all’interno delle mura. Quei nostri nemici chiusero la porta in faccia al mio signore, che restò fuori e si volse indietro verso di me con passi lenti. Aveva gli occhi volti a terra e le sopracciglia prive di ogni fiducioso ardire, e diceva fra i sospiri: “Chi mi ha impedito di entrare nella città del dolore!”.

E mi disse: “Tu, per quanto io mi affligga, non restare turbato, dal momento che io riuscirò a superare l’ostilità dei diavoli, chiunque sia che all’interno stia a sorvegliare per impedirci l’entrata. Questa loro presunzione non è sconosciuta; perché già la usarono davanti a una porta meno interna, la quale tuttora si trova priva di serratura. Sopra di essa tu hai visto l’iscrizione minacciosa: e già di qua rispetto a lei discende il pendio, muovendosi attraversando i cerchi senza guida, un certo essere che da lui ci sarà aperta la città di Dite”.

@ COSÌ SEN VA, E QUIVI MABBANDONA

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