Poi si rivolse per la strada lorda

Poi si rivolse per la strada lorda

Un cigolio di cardini in movimento accompagna l’aprirsi della porta di Dite da parte del messo celeste, lasciando intravedere all’interno – il lettore potrà immaginarlo benissimo – i demoni guardiani della città addossati alle mura, ivi rifugiatisi dopo essersi posti di traverso a impedire l’accesso ai due pellegrini, burlandosi, peraltro, di Virgilio ed essere rientrati di corsa.

Dunque il messo di Dio. Sì, proprio lui: quel “tale essere” la cui venuta il poeta mantovano, nella parte iniziale del nono canto dell’Inferno, si augurava in modo spasmodico che avvenisse al più presto.

Infatti, “Oh non vedo l’ora che qualcuno arrivi qui!”, aveva esclamato Virgilio, consapevole del fatto che con le sue sole forze mai sarebbe riuscito a penetrare in quella città che avrebbe dato modo a lui di rispettare la promessa fatta a Beatrice, e al suo pupillo di continuare il viaggio, concedendogli così la possibilità di espiare i propri peccati e di rinascere spiritualmente.

Bene. Ci troviamo ancora nello stesso canto, e ci stiamo avvicinando a passi svelti verso la sua conclusione.

Dove, immobile, statuario e dall’aspetto erculeo, sulla terribile soglia della porta, l’inviato divino con le ali spiegate e scagliando uno sguardo infuocato all’interno, con voce stentorea prorompe: “O espulsi dai cieli, creature insulse, dove si annida in voi questa prepotenza? Perché vi opponete a quella volontà divina a cui non può essere mai precluso il proprio fine, e che davanti a ogni vostro atto ostile vi ha accresciuto il dolore? Che vantaggio traete resistendo ai decreti divini? Il vostro compagno Cerbero, se ricordate bene, è tuttora senza peli sul mento e sul collo”.

Poi si rivolse per la strada lorda, e non ci degnò di una parola, ma si atteggiò come il tale che bada più ad altre incombenze che a chi gli sta dinanzi; e noi avanzammo verso la città, certi e tranquilli dopo aver sentito il rimbrotto del messo celeste”, ci informa il poeta nel prosieguo della narrazione.

Vi entrammo senza nessun ostacolo”, egli continua, con tono reso sicuro dallo scampato pericolo; “e io, che desideravo conoscere lo stato dei luoghi e il tipo di tormenti contenuti in questo luogo fortificato, quando mi trovai all’interno, rivolgo lo sguardo intorno a me; e vedo in tutte le direzioni un vasto spazio in piano, colmo di una sofferenza atroce”, conclude Dante davanti a siffatta visione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...