Allor chiusero un poco il gran disdegno

8^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

E io: “Maestro, già vedo le sue costruzioni distinte là dentro nel profondo fossato, vermiglie come se fossero uscite dal fuoco”. Ed egli mi disse: “Il fuoco eterno che le brucia dentro le fa apparire roventi, come tu vedi in questa parte più profonda dell’Inferno”.

Noi arrivammo finalmente nella parte interna dei profondi fossati che delimitano quella città dolorosa: le fortificazioni mi sembravano che fossero di ferro. Non senza fare prima un grande giro, giungemmo in un punto in cui Flegias gridò con forza: “Uscite di qui: qui c’è l’ingresso”.

Io vidi sulla porta più di mille caduti dal Paradiso, che dicevano con rammarico stizzoso: “Chi è costui che ancora vivo procede attraverso il regno delle anime dannate?”. E il mio saggio maestro fece il gesto che voleva parlare loro in sede appartata.

Quindi frenarono in qualche modo la loro grande stizza rabbiosa e dissero: “Vieni solo tu, e quell’altro che così temerario si è inoltrato in questo regno se ne vada. Ritorni solo per il dissennato cammino: ardisca, se è capace; perché tu rimarrai qui, dal momento che gli hai mostrata una regione così tenebrosa”.

@ ALLOR CHIUSERO UN POCO IL GRAN DISDEGNO

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