Poi si rivolse per la strada lorda

Poi si rivolse per la strada lorda

9^ canto dell’Inferno. Verso la conclusione.

“O angeli espulsi dal Paradiso, esseri disprezzati da Dio”, egli cominciò sul terribile limitare, “da dove nasce questa tracotanza che si annida in voi? Perché vi opponete a quella volontà alla quale non può essere mai impedito il compimento dei propri fini, e che molte volte vi ha accresciuto il dolore? A che cosa è utile mettersi in contrasto con i decreti immutabili di Dio? Il vostro Cerbero, se ricordate esattamente, ne ha in sé tuttora privi di pelo il mento e la gola”.

Poi si volse indietro per il cammino sozzo, e non ci rivolse parola, ma dimostrò con il volto di essere come uno cui urga dentro e stimoli un’altra preoccupazione rispetto a quella di colui che gli è di fronte; e noi ci incamminammo verso la città di Dite, certi e tranquilli dopo le parole sante. Vi entrammo nella parte interna senza nessun contrasto; e io, che avevo il desiderio di conoscere la situazione che contiene entro le mura questo luogo fortificato, quando fui nell’interno, volgo in giro gli occhi: e vedo da ogni parte una grande pianura, fornita in abbondanza di sofferenza e di pena atroce.

Da leggere: Simile qui con simile è sepolto del 16.09.2017 

Allor chiusero un poco il gran disdegno

Allor chiusero un poco il gran disdegno

8^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

Noi arrivammo finalmente nella parte interna dei profondi fossati che delimitano quella città dolorosa: le mura mi sembravano che fossero di ferro. Non senza fare prima un gran giro lungo le mura, giungemmo in un punto in cui Flegias gridò con forza: “Venite fuori di qui; l’ingresso è qui”.

Io vidi sulla porta innumerevoli caduti dal Paradiso, che dicevano con rammarico stizzoso: “Chi è costui che ancora vivo avanza attraverso il regno delle anime dannate”. E il mio saggio maestro fece il gesto che voleva parlare loro in sede appartata.

Perciò frenarono in qualche modo la loro grande stizza rabbiosa e dissero: “Vieni tu da solo, e quell’altro che così temerario si è inoltrato in questo regno se ne vada. Ritorni solo lungo il dissennato cammino: ardisca, se è idoneo; perché tu resterai qui, dal momento che gli hai mostrata una regione così tenebrosa”.

Da leggere: Pensa, lettor, se io mi sconfortai del 08.09.2017

Vostro saver non ha contasto a lei

vVostro saver non ha contasto a lei

7^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

“L’accortezza umana non ha facoltà di contrastarla: questa agisce con previdenza, decide, e mette in esecuzione il suo decreto come le altre divinità il loro. I suoi trasferimenti non hanno sosta: l’esigenza di tenere dietro alla volontà divina le impone di compierli con incessante e rapida frequenza; così spesso accade che a qualcuno tocchi a turno di mutare stato. Questa è colei che è tanto insultata proprio da coloro che la dovrebbero onorare, disprezzandola senza ragione e infamandola; ma essa è pienamente soddisfatta e non bada a ciò: con le altre intelligenze angeliche lieta gira la sua ruota e felice si appaga in sé. Adesso discendiamo senza indugio dove il dolore è più intenso; già tramontano tutte le stelle che erano alte in cielo nel tempo in cui io partii, e non ci è concesso l’eccessivo sostare”.

Da leggere: Troncandosi co’ denti a brano a brano del 02.09.2017

Ahi quanto mi parea pien di disdegno!

Ahi quanto mi parea pien di disdegno!

9^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

Mi liberò gli occhi e disse: “Ora rivolgi la poteva visiva su per quell’antica superficie schiumosa attraverso la parte dove quella caligine è più fitta”.

Come le rane davanti all’ostile serpe si disperdono tutte nell’acqua, fino a quando ognuna si restringe in sé e forma a terra mucchietti appena sporgenti, così io vidi innumerevoli anime disfatte dalla paura correre fuggendo di fronte ad un tale che attraversava lo Stige con i piedi senza bagnarseli. 

Allontanava dal volto quell’aria densa, agitando spesso la mano sinistra davanti a sé; e sembrava infastidito solo da quella molestia. Mi avvidi senzaltro che egli era un inviato celeste, e mi rivolsi al maestro; e lui a sua volta fece il gesto che stessi in silenzio e m’inchinassi ad esso. Ahi quanto mi sembrava sdegnoso! Giunse alla porta e l’aprì con un’insegna di comando, in modo che non vi ebbe nessun impedimento.

Da leggere: Poi si rivolse per la strada lorda del 26.08.2017