Noi pur giugnemmo dentro all’alte fosse

Noi pur giugnemmo dentro a l'alte fosse

Finalmente! Il poeta si è deciso a rendere edotti i lettori sul nome del dannato coperto interamente di fango, che ha tentato di rovesciare la barca, guidata con molta maestria dal demone Flegias, nella quale poco prima è entrato insieme a Virgilio, al fine di attraversare lo stagno dello Stige.

E lo fa subito dopo aver smesso di ringraziare Nostro Signore dello strazio cui quegli è sottoposto, da parte degli altri luridi iracondi, che gli si scagliano contro, vedendolo poco discosto, respinto violentemente da Virgilio a tornarsene insieme agli altri cani.

Ma facciamo parlare il poeta: “Tutti gridavano: ‘A Filippo Argenti!’; e lo stizzoso Argenti si mordeva le carni”. Per proseguire in tal modo: “Così ci separammo da lui, tanto che non ne parlo più; ma un frastuono ferì il mio udito, e per questo il aguzzo lo sguardo per vedere meglio ciò che succede davanti a me”.

D’un tratto, mentre egli è tutto concentrato a verificare l’origine e la natura del rumore, Virgilio gli dice con tono didascalico: “Ormai, figliolo, si avvicina la città di Dite, con i dannati puniti più duramente, guardati da innumerevoli diavoli”.

E Dante, continuando a guardare davanti a sé, ribatte: “Maestro, in fondo alla bassura vedo già abbastanza distinte le sue fortificazioni, vermiglie come se fossero state forgiate dal fuoco ”.

Allora il maestro, annuendo – egli ha compreso che il suo pupillo si è avveduto della rilevanza di ciò che andranno ad affondare – gli conferma che il fuoco eterno, il quale brucia le mura di Dite dall’interno, fa apparire le stesse roventi, per quel che il poeta può discernere dalla distanza in cui tuttora si trovano.

Scambio di battute che s’interrompe d’improvviso, quando Flegias, con un movimento della testa, richiama entrambi alla realtà: hanno imboccato la parte più interna dei profondi fossi – “Noi pur giugnemmo dentro all’alte fosse”, dirà il poeta nel suo resoconto – che circondano Dite, e il poeta, davanti alla muraglia incandescente che si mostra ai suoi occhi in tutta la sua imponenza, constata che la stessa ha veramente un aspetto ferrigno.

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