Segando se ne va l’antica prora

Segando se ne va l'antica prora

Flegias, Flegias, tu gridi inutilmente per questa volta”.

Con queste parole, Virgilio rimbrotta il demone nocchiero, fuoriuscito poco prima dalla parete di nebbia, che incombe sullo Stige – quinto cerchio dell’Inferno –  per pararsi davanti ai due poeti, tuttora immobili sulla sponda paludosa.

Udendo ciò, a Flegias non resta che diventare come quello che, trovandosi di fronte a una realtà diversa da quella che crede, se ne rammarica per l’ira concepita. 8^ canto dell’Inferno. Dalle parti dell’inizio. Così i due poeti si accingono a entrare nella barca di Flegias, incuranti dello stato di frustrazione in cui versa costui.

Quando entrambi si trovano nell’interno, la chiglia del natante sulle prime s’immerge di molto nelle acque putride, poi segando se ne va l’antica prora. La barca si è appena staccata dalla riva che davanti a Dante si erge dall’acqua melmosa un dannato coperto di fango, tanto che levarsi in alto e chiedere ad alta voce a Dante: “Chi sei tu che arrivi anzitempo?”, è una sola azione. Richiesta da cui prenderà il via uno scambio di battute al fulmicotone.

Queste: Se vengo, non resto; ma tu chi sei, che sei diventato così sozzo?”, ribatte prontamente il poeta, mentre guarda ad occhi sgranati quell’essere immondo. E il peccatore, facendo spallucce: “Vedi che sono uno che espia la sua pena”.

Quindi Dante, con una smorfia di ribrezzo: “Espiando con dolore, spirito dannato, stattene qui; dal momento che ti riconosco, ancorché tu sia tutto sporco”.

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Un pensiero su “Segando se ne va l’antica prora

  1. Caro Carlo, quanto è attuale questo passo della narrazione infernale che viene a rappresentare, degnamente, una figura a noi nota. Il Sommo riporta nella narrazione dei vissuti che ad oggi calzano perfettamente con “attori” odierni. Anche ciò serve a “rifocillare il cervello”. Complimenti

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