Vidi ‘l maestro di color che sanno

Vidi 'l maestro di color che sanno

Giunti nei pressi del castello dall’aspetto sontuoso del Limbo, il primo cerchio dell’Inferno, in compagnia di Omero e della sua illustre compagnia, Dante e Virgilio s’imbattono nei grandi spiriti di questo luogo. Così essi si appartano in uno dei lati del prato di erba appena spuntata, posto in alto, che funge da corte al maniero, tanto che quelle anime eccelse si possono vedere perfettamente tutte quante.

Dante si esalta per questo scenario, ma la sua esaltazione spicca il volo quando, un po’ oltre, discosto dagli altri (e qui aumenta il pathos della situazione, anticipando quel che vedrà previa una lunga enumerazione di personaggi realmente vissuti e leggendari dell’antichità, tra i quali spiccano Elettra, Enea, Cesare, Latino e sua figlia Lavinia, nonché il Saladino) si avvede di Aristotele, che siede sull’erba in posizione regale tra gli altri filosofi, i quali, attorniandolo, non gli lesinano di certo gli omaggi – a partire da Socrate e Platone, i più ligi di tutti in questa sorta di adorazione. Il tutto verso la fine del 4^ canto dell’Inferno.

Dunque Aristotele. Per Dante, e i suoi contemporanei, egli è il filosofo per antonomasia. Il poeta, nel Convivio, lo definisce ‘mio maestro’ e ‘maestro de li filosofi’, ‘maestro e duca de la ragione umana’ e ‘maestro de la nostra vita’. Questi è ‘dignissimo di fede e d’obedienza’, perché la sua autorictas si fonda sulla fiducia aprioristica che Dante gli accorda.

L’aristotelismo – la ‘filosofia per eccellenza’ cui tutti i maestri fanno riferimento, compendiato nella Etica nicomachea e nei trattati sulla fisica – è il piedistallo quindi della cultura filosofica del poeta, benché il suo sia un aristotelismo di tipo scolastico, appreso nelle ‘dispute de li filosofanti’ e nei contatti con gli ambienti colti frequentati in gioventù, anzitutto con il suo più grande amico, Guido Cavalcanti, seguace dell’averroismo.

Aristotele nacque a Stagira, in Grecia, nel 384-383 a. C., e compì gli studi di filosofia presso l’Accademia di Platone, dove entrò diciottenne, restandovi per quasi venti anni. Alla morte del maestro, si recò nella Troade, dove fondò una scuola platonica. Chiamato a Mitilene, in Macedonia, presso la corte di Filippo, divenne il precettore del figlio Alessandro, fin quando costui divenne re. Successivamente tornò ad Atene, dove fondò nel 335-334 a. C. una scuola situata nel recinto sacro ad Apollo Liceo – da cui il nome Liceo preso dalla stessa.

Morto Alessandro, ad Atene prevalse la fazione contraria ai Macedoni, e così Aristotele, accusato di empietà, si vide costretto a fuggire, riparando a Calcide, dove morì nel 322 a.C. Tra le sue opere, ricordiamo i corsi delle lezioni tenuti al Liceo, sistemati in un corpus e resi pubblici nel I secolo a.C. da Andronico di Rodi, oltre le opere sopra citate, le quali, tradotte di nuovo in latino dall’arabo e dal siriano, diventarono i testi fondamentali e unici sui quali s’insegnava la filosofia nelle facoltà universitarie delle Arti.

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