Alte terrà lungo tempo le fronti

Alte terrà lungo tempo le fronti

Alte terrà lungo tempo le fronti” – dice Ciacco a Dante riferendosi ai Guelfi Neri, a un certo punto della sua narrazione sugli avvenimenti che sconvolgeranno di lì a poco Firenze – “tenendo la parte Bianca sottomessa con provvedimenti vessatori”.

Poco prima, infatti, il goloso Ciacco, incalzato dal poeta, che ci teneva a sapere l’immediato futuro della sua città (e soprattutto il suo) – “Dimmi, se tu lo sai, a quali estremi si spingeranno i Fiorentini…” – non si era fatto pregare più che tanto, e aveva cominciato a raccontare i fatti che Dante temeva di più, l’esito dei quali lo porterà all’esilio. Tale ‘profezia’ viene resa possibile da una legge dell’Inferno, per la quale i dannati possono leggere il futuro, ma non gli risulta nulla di quanto accade nell’attualità. 

Ovviamente, nelle predizioni come queste di Ciacco, ci troviamo di fronte a una mera finzione letteraria, nel senso che i fatti storici preannunziati a Dante – a partire da Ciacco per finire all’avo Cacciaguida, in Paradiso, passando per Farinata degli Uberti, Brunetto Latini e Vanni Fucci nell’Inferno, per Corrado Malaspina, Oderisi da Gubbio e Ugo Capeto in Purgatorio – durante l’intero viaggio nei tre regni ultraterreni, sono già avvenuti. E quindi questi personaggi dicono a Dante ciò che il poeta sa.

Altra cosa sono, invece, le profezie tout court, dove si preconizza ciò che potrà accadere. Una di tali profezie, molto famosa, è quella della venuta di un Veltro – 1^ canto dell’Inferno, per bocca di Virgilio; un’altra, meno nota, è quella dell’avvento di un Dux inviato da Dio – 33^ canto del Purgatorio, per bocca di Beatrice. In entrambe, sia nella figura del Veltro, sia in quella del Dux, le opinioni al riguardo sembrano convergere ormai, dopo secoli di divergenze, verso un generico riformatore, forse un imperatore.

In questi due casi, il poeta, per il tramite di Virgilio e Beatrice, si veste da profeta, animato chiaramente più da un proprio convincimento, che dalla certezza che quanto sperato e immaginato avvenga realmente. E tale tensione profetica, tipica del suo tempo (l’attesa escatologica aveva caratterizzato, nell’Alto Medio Evo, l’operato di papa Gregorio Magno, che aveva speso tutte le sue energie in una predicazione diretta a convincere il suo gregge circa un imminente ritorno di Cristo, in occasione del quale ogni dannato avrebbe rivisto il suo sepolcro, ripreso il suo corpo e la sua immagine, e avrebbe conosciuto la sua sorte per l’eternità), si riverbera per tutta la Commedia. Che, non a caso, è una “mirabile visione” in cui ognuno potrà rivivere, se lo vorrà, la propria esperienza.

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