Amor, ch’a nullo amato amar perdona

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5^ canto dell’Inferno.

Cominciai: “Poeta, gradirei parlare a quei due che si muovono insieme, e sembrano essere così leggeri al vento”.

Ed egli a me: “Sta’ attento a quando saranno più presso a noi; e tu in quel momento pregali in nome di quell’amore che li travolge, ed essi si avvicineranno”.

Non appena il vento li trascina a volo lungo un arco di cerchio verso di noi, proferii: “O anime angustiate , venite a parlare a noi, se Dio non lo vieta!”.

Come le colombe stimolate dall’estro amoroso, vengono attraverso l’aria con le ali tese in alto e immobili verso il piacevole nido, portate dall’istinto; così si staccarono dal gruppo dov’è Didone, avvicinandosi a noi attraverso l’aria infernale, così potente fu il grido pieno d’intenso desiderio.

“O essere vivente generoso e benevolo che attraverso l’aria oscura vai visitando noi che colorammo la Terra del colore del sangue, se fossimo nella grazia di Dio, noi Lo pregheremmo per la salvezza della tua anima, dal momento che hai compassione del nostro atroce tormento. Di quel che desiderate ascoltare e dire, noi vi ascolteremo e diremo, frattanto che il vento, come accade, qui non spira. 

“La città in cui nacqui è situata sul tratto di mare presso la costa in cui il Po discende per trovare riposo nel mare coi suoi affluenti.  L’amore, che si attacca subito al cuore nobile, suscitò in costui il desiderio del bel corpo che mi fu sottratto con violenza; e l’intensità tuttora mi vince.  L’amore, che non permette a chi è amato di non riamare, mi avvinse tanto della bellezza di costui, che, come vedi, anche ora mi molesta in modo incessante. L’amore ci portò ad una stessa morte. La Caina aspetta chi ci uccise”. Questo ci dissero loro.

2 pensieri su “Amor, ch’a nullo amato amar perdona

  1. È il canto che adoro di più. Esprime la debolezza Dell essere umano di fronte ad eventi imprevedibili pur consapevoli delle conseguenze che ne derivano.

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  2. Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

    Uno dei momenti più alti, poetici ed eleganti del lavoro dell’Alighieri.
    Un gigante che travalica i confini locali per concetti universalmente riconosciuti.

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