Amor, ch’a nullo amato amar perdona

5^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

“La città in cui nacqui è situata sul tratto di mare presso la costa in cui discende il Po per trovare riposo nel mare coi suoi affluenti. L’amore, che si attacca rapidamente al cuore nobile, sedusse costui del bel corpo che mi fu sottratto; e la maniera tuttora mi ferisce. L’amore, che a nessuno che sia amato fa grazia dell’amare, mi sedusse così forte della bellezza di costui, che, come vedi, tuttora non mi abbandona. L’amore ci portò ad una sola morte. La Caina aspetta egli che ci tolse la vita”. Queste parole ci furono rivolte da loro.

Quando io capii chi erano quelle anime travagliate dalla pena, chinai il capo e il volto, e continuai a guardare verso terra, fino al momento in cui il poeta mi disse: “Che cosa pensi?”.

Quando risposi, cominciai: “Oh povero me, quanti dolci pensieri, quanto desiderio fece arrivare costoro al momento dell’oblio e della colpa!”.

Poi mi volsi a loro e parlai io, e cominciai: “Francesca, i tuoi tormenti mi rendono addolorato e pietoso fino a farmi piangere. Ma dimmi: quando il sentimento amoroso si esprime ancora con i dolci sospiri, per quale occasione e in quale modo l’amore vi permise di comprendere i desideri pieni di incertezze?”.

@ AMOR, CH’A NULLO AMATO AMAR PERDONA

 

Quali colombe dal disio chiamate

5^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Subito che il vento li trascina a volo lungo un arco di cerchio verso di noi, mandai fuori la voce: “O anime angustiate, venite a parlarci, se Dio non lo proibisce!”.

Quali colombe esortate dal desiderio vengono attraverso l’aria con le ali tese e immobili verso il dolce nido, portate dalla volontà; tali si staccarono dal gruppo in cui è Didone, avvicinandosi a noi attraverso l’aria malvagia, così potente fu il grido pieno d’intenso desiderio.

“O essere vivente generoso e benevolo che attraverso l’aria oscura vai visitando noi che colorammo la terra del colore del sangue, se fosse pietoso il Re dell’universo, noi Lo pregheremmo per la salvezza della tua anima, al momento che hai compassione del nostro atroce tormento. Riguardo a quel di cui udire e di cui parlare desiderate, noi udiremo e parleremo a voi, finché il vento qui non spira, al presente.

@ QUALI COLOMBE DAL DISIO CHIAMATE

Poscia ch’io ebbi ‘l mio dottore udito

5^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

“Vedi Elena, per cui trascorse tanto tempo nefasto, e vedi il nobile Achille, che infine combatté con l’amore. Vedi Paride, Tristano”; e mi additò e mi nominò più di mille ombre, che l’amore fece dipartire dalla vita umana. Dopo che io ebbi udito il mio maestro chiamare per nome le antiche dame e gli eroi, mi raggiunse la compassione, e fui quasi turbato.    

Cominciai: “Poeta, rivolgerei la parola con desiderio a quei due che vanno insieme, e sembrano essere così leggeri al vento”.

Ed egli a me: “Vedrai quando saranno più vicini a noi; e tu in quel momento pregali in nome di quell’amore che li travolge, ed essi si avvicineranno”.

@ POSCIA CH’IO EBBI ‘L MIO DOTTORE UDITO