Giusti son due, e non vi sono intesi

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È vero. Ciacco non aspettava altro per parlare in malo modo della sua città. E Dante gliene dà l’occasione. Ma basta che costui non insista più di tanto, avrà pensato.

Ci troviamo a sostare nel centro del sesto canto dell’Inferno. Il Sommo Poeta – mentre Virgilio, un po’ discosto, ascolta con vivo interesse lo scambio di battute tra il suo pupillo e questo dannato insozzato dalla mistura di terra e acqua – ha appena finito di chiedergli fino a che punto, nel futuro imminente, i Fiorentini si sarebbero spinti nelle loro scaramucce, se in città c’è ancora qualche fautore di una sana giustizia, e il motivo per il quale Firenze deve essere sempre preda di tante discordie.

Ciacco allora attacca: “Dopo una lunga controversia ci si abbandonerà a sanguinose lotte civili, e la parte Bianca farà esiliare la Nera con molta offesa. In seguito è inevitabile che la prima perda il potere entro pochi anni, e che la seconda prevalga con l’aiuto di un personaggio che ora si barcamena tra le parti.

Dominerà a lungo, mantenendo la parte Bianca assoggettata con esili, confische e bando dalle cariche pubbliche, per quanto essa si lamenti di ciò o se ne risenta. Giusti son due, e non vi sono intesi; superbia, invidia e avidità sono le tre scintille che hanno infiammati i cuori di tutti”.

A questo punto si zittisce. Come se per lui il dialogo fosse giunto alla conclusione. Ma per Dante le cose non stanno così. Avvicinandosi ancor di più a Ciacco, quasi minacciandolo con la propria fisicità, lo incalza con tono arrogante: “Desidero ancora che tu m’informi e che continui a parlare con me. Farinata e Tegghiaio, che furono così ragguardevoli, Iacopo Rusticucci, Arrigo, Mosca e gli altri che volsero le loro capacità ad azioni lodevoli, dimmi dove si trovano e fa sì che io lo sappia; perché desidero moltissimo sapere se sono salvi o dannati”.

Così non ci rimane altro che immaginare il moto di stizza del dannato. Lui ha riportato tutto ciò che rientra nella sua preveggenza; ma quanto insiste quel tizio! Che altro vuole?

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