Così vid’i’ adunar la bella scola

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4^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

Il valente maestro cominciò a dire: “Guarda colui con quella spada in mano, che precede i tre come re: quegli è il grande poeta Omero; il secondo che avanza è il satirico Orazio; il terzo è Ovidio, e  l’ultimo è Lucano. Poiché ognuno si accorda con me nella qualifica che ha espresso la voce solitaria, mi fanno una solenne accoglienza, e in ciò fanno bene”.

Così vidi riunirsi i poeti dell’illustre schiera di quel sovrano dello stile tragico che vola come un’aquila sopra gli altri. E dopo che ebbero parlato un poco insieme, si rivolsero a me con un gesto di saluto, e il mio maestro si rallegrò di tutto questo; e inoltre mi diedero un segno molto maggiore della loro benevolenza e stima, dal momento che mi accolsero proprio nel loro gruppo, così che io fui il sesto tra poeti di un senno così grande

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Giusti son due, e non vi sono intesi

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6^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

E quegli a me: “Dopo una lunga controversia ci si abbandonerà a sanguinose lotte civili, e la Parte Bianca scaccerà la Parte Nera con molta offesa. In seguito dovrà accadere che la Parte Bianca decada dalla sua egemonia entro tre anni, e che la seconda prevalga con il potere prevaricatore di una certa persona che ora si barcamena tra le due fazioni. Eserciterà a lungo il suo dominio, tenendo la prima sottomessa con provvedimenti vessatori, per quanto si lamenti di ciò o se ne risenta come di un’onta per sé. I paladini della giustizia sono pochi, e non vi sono ascoltati; superbia, invidia e avidità sono le tre scintille che hanno infiammati i cuori”. 

A questo punto concluse il suo parlare dolente. E io a lui: “Voglio di nuovo che tu mi dia indicazioni e che mi doni altre parole. Farinata e Tegghiaio, che furono così meritevoli di onore, Iacopo Rusticucci, Arrigo e Mosca e gli altri che volsero la loro diligenza ingegnosa a fare cose buone, dimmi dove sono e fa’ in modo che io sappia la loro sorte; perché un forte desiderio mi stimola a sapere se il Paradiso li appaga o l’Inferno li avvelena con tormenti”.

Da leggere: Li diritti occhi torse allora in biechi del 18.12.2016  

Quali colombe dal disio chiamate

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5^ canto dell’Inferno. Al centro.

Cominciai: “Poeta, con desiderio rivolgerei la parola a quei due che si muovono insieme, e sembrano essere così leggeri al vento”.

Ed egli a me: “Vedrai quando saranno più presso a noi; e tu in quel momento pregali in nome di quell’amore che li travolge, ed essi si avvicineranno”.

Non appena il vento li trascina a volo lungo un arco di cerchio verso di noi, proferii: “O anime angustiate, venite a parlare a noi, se Dio non lo vieta!”.

Come le colombe esortate dal desiderio vengono attraverso l’aria con le ali tese in alto e immobili verso il piacevole nido, portate dalla volontà; così si staccarono dal gruppo dov’è Didone, avvicinandosi a noi attraverso l’aria infernale, così potente fu il grido pieno d’intenso desiderio.

Da leggere: Amor, ch’a nullo amato amar perdona del 08.12.2016