Così vid’i’ adunar la bella scola

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4^ canto dell’Inferno.

Non interrompevamo il camminare per il fatto che egli parlasse, ma attraversavamo la folla di continuo, la folla, dico, di numerosi spiriti. Non avevamo percorso ancora molta strada dal luogo in cui mi ero destato dal sonno, quando io vidi un fuoco che squarciava il buio con una mezza sfera luminosa. Ne eravamo ancora un poco lontani, ma non così che io non intendessi in qualche misura che anime autorevoli occupavano quel luogo.

“O tu che nobiliti sapienza e attività pratica, chi sono questi che hanno tanto onore, che li differenza dalla condizione degli altri?”.

E quegli a me: “La gloriosa fama che vive di loro nella vita terrena, ottiene un favore in Paradiso che così li privilegia”.

Nello stesso momento sentii una voce: “Ricevete con grande solennità l’eccelso poeta; ritorna la sua ombra, che si era allontanata”.

Dopo che la voce si fu fermata e cessata, vidi avvicinarsi a noi quattro grandi ombre: avevano un aspetto né dolente né felice.

Virgilio cominciò a dire: “Guarda colui con quella spada in mano, che precede i tre come re: quegli è il grande poeta Omero; il secondo che avanza è il satirico Orazio; il terzo è Ovidio, e  l’ultimo è Lucano. Poiché ognuno ha in comune con me il titolo di poeta, mi fanno una solenne accoglienza, e in ciò fanno bene”.

Così vidi riunirsi i poeti dell’illustre schiera di quel sovrano dello stile tragico che vola come un’aquila sopra gli altri. E dopo che ebbero parlato un poco tra di loro, si rivolsero a me con un gesto di saluto, e Virgilio si rallegrò di tutto questo; e inoltre mi diedero un segno assai maggiore della loro benevolenza e stima, dal momento che mi accolsero proprio nel loro gruppo, sicché io fui il sesto tra poeti di tanto senno

Giusti son due, e non vi sono intesi

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6^ canto dell’Inferno.

Ed egli a me: “La tua città, che è colma d’invidia che già esce fuori, mi accolse in sé nella vita terrena. Voi concittadini mi deste il nome Ciacco: a causa del rovinoso peccato della gola, come tu vedi, mi stanco sotto la pioggia. E io anima sciagurata non sono sola, perché tutte queste stanno con un tormento uguale per un peccato uguale”. E non proferì più verbo.

Io gli risposi: “Ciacco, la tua pena mi addolora così, che mi fa piangere; ma dimmi, se tu lo sai, a quali estremi approderanno i cittadini della città divisa; se qualcuno vi è fautore della giustizia; e dimmi la ragione per tanta ostilità l’ha presa in possesso”.

E quegli a me: “Dopo una lunga controversia ci si abbandonerà a sanguinose lotte civili, e la parte Bianca scaccerà la Nera con molta offesa. In seguito è inevitabile che questa decada entro pochi anni, e che la seconda prevalga con il potere prevaricatore di uno che ora si barcamena tra le due fazioni. Eserciterà a lungo il suo dominio, tenendo la prima sottomessa con provvedimenti vessatori, per quanto si lamenti di ciò o se ne risenta come di un’onta per sé. I paladini della giustizia sono pochi, e non vi sono ascoltati; superbia, invidia e avidità sono le tre scintille che hanno infiammati i cuori”. 

A questo punto concluse il suo parlare dolente. E io a lui: “Di nuovo voglio che tu mi dia indicazioni e che mi doni altre parole. Farinata e Tegghiaio, che furono così meritevoli di onore, Iacopo Rusticucci, Arrigo e Mosca e gli altri che volsero la loro diligenza ingegnosa a fare cose buone, dimmi dove sono e fa’ in modo che io sappia la loro sorte; perché un forte desiderio mi stimola a sapere se il Paradiso li appaga o l’Inferno li avvelena con tormenti”.    

Quali colombe dal disio chiamate

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5^ canto dell’Inferno.

E come le gru emettono i loro lamenti, trasformandosi in una lunga fila in aria, così io vidi venire, lamentandosi, ombre trasportate dalla citata bufera; e perciò dissi: “Maestro, chi sono quelle anime punite così dall’aria buia?”.

“La prima di coloro di cui tu vuoi conoscere i fatti”, mi disse allora quegli, “fu imperatrice di molti popoli che parlavano idiomi diversi. Fu così dedita al vizio della lussuria, che dichiarò permesso dalla legge quel che piacesse a ognuno, per cancellare la riprovazione in cui era incorsa. Essa è Semiramide, di cui si apprende attraverso scritti che prese il posto di Nino e fu sua moglie: dominò i territori che regge il Sultano.

“La seconda è colei che si uccise per amore, e non mantenne la promessa di restare fedele alla memoria di Sicheo; poi c’è la licenziosa Cleopatra. Vedi Elena, a causa della quale trascorse tanto tempo nefasto, e vedi il nobile Achille, che infine combatté con l’amore. Vedi Paride, Tristano”; e mi palesò e indicò a dito a Dante innumerevoli ombre, che l’amore portò alla morte. Dopo che io ebbi sentito nominare le antiche dame e gli eroi, mi raggiunse la compassione, e quasi mi turbai. 

Cominciai: “Poeta, gradirei parlare a quei due che si muovono insieme, e sembrano essere così leggeri al vento”.

Ed egli a me: “Sta’ attento a quando saranno più presso a noi; e tu in quel momento pregali in nome di quell’amore che li travolge, ed essi si avvicineranno”.

Non appena il vento li trascina a volo lungo un arco di cerchio verso di noi, proferii: “O anime angustiate, venite a parlare a noi, se Dio non lo vieta!”.

Come le colombe stimolate dall’estro amoroso, vengono attraverso l’aria con le ali tese in alto e immobili verso il piacevole nido,  portate dall’istinto; così si staccarono dal gruppo dov’è Didone, avvicinandosi a noi attraverso l’aria infernale, così potente fu il grido pieno d’intenso desiderio.