Io venni in luogo d’ogni luce muto

Io venni in loco d'ogne luce muto

Si è deciso così in Paradiso, e non chiedere altro”.

Con questa battuta fulminante, Virgilio liquida Minosse. Che poco prima aveva minacciato Dante dicendogli di fare attenzione al modo in cui metteva piede all’Inferno, e soprattutto a colui cui stava dando affidamento in quel frangente. Ammonendolo, da ultimo, che non si facesse trarre in inganno da quell’ingresso tanto comodo – peraltro solo in apparenza. Siamo subito dopo l’incipit del quinto canto dell’Inferno.

I due poeti ora hanno oltrepassato quel giudice implacabile, che nel frattempo ha abbassato il capo, udendo la cruda ammonizione di Virgilio. E così leggiamo che, subito dopo, Dante comincia a udire voci dolenti. Egli è appena giunto là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in luogo d’ogni luce muto”, prosegue in presa diretta, “che rumoreggia cupamente come fa il mare a causa di un impeto violento e improvviso, se venti ostili vi imperversano per dominarlo. La bufera infernale, che non ha mai tregua, travolge gli spiriti con la sua forza dirompente; li aggrava rigirandoli e facendoli cozzare. Nel momento un cui giungono davanti a una frana, lì aumentano le grida acute, i pianti i lamenti; là si oltraggia la potenza di Dio. Compresi che a questo tormento sono condannati i lussuriosi, i quali assoggettarono la ragione all’amore dei sensi.

Per concludere la sua descrizione con un paragone tra i più famosi di tutto il poema: “E come le ali trasportano gli stornelli nella stagione fredda in un ampio e compatto stormo,  così quel tifone travolge gli spiriti dannati di qua, di là, in basso, in alto; non li rincuora mai nessuna speranza, non solo di una pausa, ma di una sofferenza più lieve”.

Si troverà qualcuno che non lo rammenti?

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Un pensiero su “Io venni in luogo d’ogni luce muto

  1. Dante sfodera la potenza delle parole che destreggia con maestria. Spaventosa è la descrizione dei luoghi e della tempesta senza fine che rendono gli uomini e le anime, ancora più miserrimi nei confronti dell’onnipotente a cui anche “il mostro” Minosse piega il capo.

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