Non adorar debitamente a Dio

Non adorar debitamente a Dio

Dante ha constatato: “Vero è che mi trovai sull’estremità superiore della voragine infernale che raccoglie il rimbombo degli innumerevoli lamenti dei dannati. Era buia e profonda e caliginosa  tanto che, nonostante rivolgessi lo sguardo in fondo, io non vi vedevo nessuna cosa”.

“Adesso scendiamo quaggiù nell’Inferno”, ha cominciato Virgilio interamente impallidito. “Io andrò avanti e ti mi seguirai”.

E Dante, che si era avveduto del pallore, ha detto: “Come ti seguirò, dato che provi timore e smarrimento tu che sei solito essere di conforto ai miei dubbi?”.

      E Virgilio a lui: “La sofferenza intollerabile delle anime che sono quaggiù, rende palese sul volto quel turbamento che tu scambi come segno di timore. Andiamo, perché il lungo percorso ci sollecita”. Così questi  si è avviato e così ha fatto entrare il poeta nel primo cerchio che l’Inferno delimita all’intorno.

6^ canto dell’Inferno. Dopo l’esordio. In cui il poeta narra che qui, secondo quando si può giudicare ascoltando, non c’è il pianto fuorché i sospiri che fanno vibrare l’aria eterna; ciò è causato dalla sofferenza priva di pene materiali, che è diffusa tra le schiere di anime, che sono molte e grandi, di bambini e di donne e di uomini.

Virgilio a Dante: “Tu non chiedi quali spiriti sono questi che vedi? Ora voglio che tu sappia, prima che tu proceda oltre, che non  peccarono; e se essi hanno meriti, non basta, perché non conobbero il battesimo, che è un elemento essenziale della fede in cui tu credi; e se vissero prima del cristianesimo, non venerarono dovutamente Dio: e tra costoro vi sono io stesso. Per queste mancanze, non per un altro peccato, siamo dannati, e tormentati solamente di tutto questo che senza speranza esistiamo nel desiderio di Dio”.

Quando Dante lo comprende, il dolore del suo cuore si fa intenso, poiché si rende conto che anime di grande rilevanza sono per sempre nel Limbo. E per volere essere rassicurato su quella fede che risolve ogni dubbio, egli comincia “Dimmi, maestro mio, dimmi, signore, di qui venne fuori mai qualcuno, o per suo merito o per quello di altri, che poi diventasse beato?”. E questi che ha capito il tono allusivo delle parole del poeta…

Un pensiero su “Non adorar debitamente a Dio

  1. Bellissima, poetica e delicata descrizione del “limbo”. Anche in questo luogo dove la speranza di contemplare DIO sembra venir meno, in casi particolari può essere accolta. Solo nell’Inferno vero e proprio la speranza muore definitivamente ed al castigo non v’è fine. Difatti:
    “E quei che ‘ntese il mio parlar coverto,
    rispuose: «Io era nuovo in questo stato,
    quando ci vidi venire un possente,
    con segno di vittoria coronato.
    Trasseci l’ombra del primo parente,
    d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
    di Moïsè legista e ubidente;
    Abraàm patrïarca e Davìd re,
    Israèl con lo padre e co’ suoi nati
    e con Rachele, per cui tanto fé,
    e altri molti, e feceli beati.
    E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
    spiriti umani non eran salvati”

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