Così vid’i’ adunar la bella scola

4^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Il valente maestro cominciò a dire: “Guarda colui con quella spada in mano, che precede i tre come re: quegli è il grande poeta Omero; il secondo che avanza è il satirico Orazio; il terzo è Ovidio, e l’ultimo è Lucano. Poiché ciascuno si accorda con me nella qualifica che ha espresso la voce solitaria, mi fanno una solenne accoglienza, e in ciò fanno bene”.

Così vidi riunirsi i poeti dellillustre schiera di quel sovrano dello stile tragico che vola come un’aquila sopra gli altri. Dopo che ebbero parlato un poco insieme, si rivolsero a me con un gesto di saluto, e il mio maestro si rallegrò di tutto questo; e inoltre mi diedero un segno assai maggiore della loro benevolenza e stima, dal momento che essi mi accolsero proprio nel loro gruppo, così che io fui il sesto tra poeti di un senno così grande.

Così proseguimmo fino alla luce, parlando di discorsi che il tacere è cosa bella, com’era il parlare là dov’ero. Giungemmo alla base di un castello signorile, cinto da sette alte mura, protetto intorno da un grazioso rivo. Attraversammo questo come se fosse terra compatta; entrai per sette porte con questi sapienti: arrivammo in un prato con l’erba appena spuntata. 

@ COSÌ VID’I’ ADUNAR LA BELLA SCOLA

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