Vero è che ‘n su la proda mi trovai

Vero è che 'n su la proda mi trovai

4^ canto dell’Inferno. Inizio.

Un boato forte e cupo interruppe il mio sonno profondo nella testa, così che io ripresi i sensi come una persona che si sveglia in modo violento; e volsi intorno gli occhi ristorati, levato in piedi, e guardai con attenzione per acquistare cognizione del luogo in cui io fossi. Vero è che mi trovai sull’estremità superiore della voragine piena di dolore che raccoglie il rimbombo degli innumerevoli lamenti dei dannati. Era buia e profonda e caliginosa tanto che, per quanto cercassi di penetrare con lo sguardo, io non vi vedevo nessuna cosa.

“Adesso discendiamo quaggiù nel mondo chiuso”, cominciò il poeta tutto impallidito. “Io andrò avanti, e tu mi seguirai”.

E io, che mi ero avveduto del pallore, dissi: “Come ti seguirò, dato che provi timore e smarrimento tu che sei solito essere di conforto ai miei dubbi?”.

Ed egli a me: “La sofferenza intollerabile delle anime che sono quaggiù, rende palese sul volto quel turbamento che tu interpreti come segno di timore. Andiamo, perché ci sollecita il lungo percorso”. Così si avviò e così mi fece entrare nel primo cerchio che l’Inferno delimita all’intorno.

Da leggere: Non adorar debitamente a Dio del 20.08.2016 

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