Spiriti umani non eran salvati

4^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

La sofferenza del mio cuore si fece intensa quando lo capii, poiché mi resi conto che anime di molto valore erano in stato di sospensione in quel Limbo.

Dimmi, maestro mio, dimmi, signore”, io cominciai per volere essere sicuro di quella fede che risolve ogni dubbio, “di qui uscì mai qualcuno, o per suo merito o per quello di altri, che poi diventasse beato?”. E quegli che capì il tono allusivo delle mie parole, rispose: “Io ero appena giunto nel Limbo, quando vidi venire qui un Potente, incoronato con lʼinsegna della vittoria. Portò via di qui l’ombra del primo genitore, di suo figlio Abele e quella di Noè, di Mosè legislatore e osservante degli ordini del Signore; il capostipite Abramo e re David, Giacobbe con il padre e coi suoi figli e con Rachele, per sposare la quale si adoperò tanto, e molti altri, e li rese beati. E voglio che tu sappia che, prima di essi, non erano state salvate anime umane”.

@ SPIRITI UMANI NON ERAN SALVATI

Non adorar debitamente a Dio

4^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Lì, secondo quanto si poteva giudicare ascoltando, non c’era il pianto fuorché i sospiri che facevano vibrare l’aria eterna; ciò era causato dalla sofferenza priva di pene, che era diffusa tra le schiere di anime, che erano molte e grandi, di bambini e di donne e di uomini.

Il valente maestro a me: “Tu non domandi quali spiriti sono questi che vedi? Ora voglio che tu sappia, prima che tu proceda oltre, che essi non peccarono; e se hanno meriti, non è sufficiente, perché non conobbero il battesimo, che è un elemento essenziale della fede in cui tu credi; e se vissero prima del cristianesimo, non resero culto a Dio secondo il modo dovuto: e tra costoro ci sono io stesso. Per queste mancanze, non per un altro peccato, siamo dannati, e tormentati solo di tutto questo che esistiamo nel desiderio senza speranza”.

@ NON ADORAR DEBITAMENTE A DIO

Vero è che ‘n su la proda mi trovai

4^ canto dell’Inferno.

Prima parte.

Un boato forte e cupo interruppe il mio sonno profondo nella testa, così che io ripresi i sensi come una persona che si sveglia in modo violento; e volsi intorno l’occhio ristorato, levato in piedi, e guardai con attenzione per acquistare cognizione del luogo in cui io fossi. Vero è che mi trovai sull’estremità superiore della voragine piena di dolore dell’Inferno che raccoglie il rimbombo degli innumerevoli lamenti dei dannati. Era buia e profonda e caliginosa tanto che, per quanto cercassi di penetrare con lo sguardo, io non vi vedevo nessuna cosa.

Adesso discendiamo quaggiù nel mondo sotterraneo”, cominciò il poeta tutto pallido. “Io andrò per primo, e tu mi seguirai”.

E io, che mi ero avveduto del pallore, dissi: “Come ti seguirò, dato che provi timore e smarrimento tu che suoli essere conforto ai miei dubbi?”.

Ed egli a me: “La sofferenza intollerabile delle anime che sono quaggiù, rende palese sul volto quel turbamento che tu interpreti come segno di timore. Andiamo, perché ci sollecita la lunga via”. Così si avviò e così mi fece entrare nel primo cerchio che l’Inferno delimita all’intorno.

@ VERO È CHE ‘N SU LA PRODA MI TROVAI