Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta

Ed ecco, al cominciar de l'erta

Tre fiere impediscono a Dante di riprendere il cammino verso la redenzione, dopo che, con estrema fatica, egli è riuscito finalmente a scrollarsi di dosso le tenebre brumose della selva oscura – che tutti incontriamo prima o poi nel mezzo del cammin di nostra vita.

Dapprima una lonza si pone davanti ai suoi occhi, quasi al cominciar de l’erta di un colle, proprio nel punto terminale del folto della selva, mentre sta guardando la sommità e vede i declivi illuminati dalla radiosa luce del sole.

La bestia, agile e molto veloce, nonché ricoperta da una pelliccia screziata, non si allontana dal suo cospetto, anzi tanto impedisce il suo cammino, che il poeta si gira molte volte per tornare sui propri passi.

Ma l’ora del mattino e il tiepido clima della primavera non gli danno motivo di temere eccessivamente questa apparizione improvvisa, anche se subito dopo la posa statuaria di un leone colpisce la sua attenzione. E così è costretto a riconoscere che la comparsa di questa seconda fiera gli incute timore.

Infatti, egli rimane colpito dall’atteggiamento altero e famelico della bestia feroce, a tal punto che perfino l’aria attorno sembra tremare. Ma sarà una lupa magrissima e irrequieta – la terza fiera che segue alle prime due – a inquietare maggiormente il nostro viandante, tanto che gli fa pensare che non possa più raggiungere la salvezza definitiva sulla cima del dilettoso monte. Questa, peraltro, a differenza delle prime due, non si limita a sbarrargli il cammino, ma, incalzandolo, lo spinge gradualmente verso la selva oscura.

Fin qui l’interessante significato letterale. Ma a noi preme indagare piuttosto su quello simbolico – figurale, di certo più intrigante. Nei primi commentatori della Commedia è possibile registrare un’unità d’intenti nell’assimilare le tre fiere ai tre vizi capitali, rispettivamente la lussuria, la superbia e la cupidigia – associazione che, peraltro, lo stesso Dante ribadisce nel 20^ canto del Purgatorio, quando inveisce contro la lupa, simbolo dell’avarizia, di cui si parla nello stesso.

Nei tempi a noi più vicini, invece, le interpretazioni si sono succedute a tamburo battente: i commentatori moderni, infatti, si sono profusi a dire la loro su una questione che aveva resistito all’assalto del tempo. Ma ne riporteremo soltanto un paio.

Dunque la prima vuole le tre fiere assurgere a simbolo delle tre faville di cui parla Ciacco nel 6^ canto dell’Inferno, anche se qui il dannato cita l’invidia in luogo dell’avarizia. L’altra, di stampo più propriamente politico-morale, vuole la lonza come simbolo di Firenze, nel leone del casato reale di Francia e nella lupa della Curia romana.

Tuttavia – antichi e moderni saranno almeno concordi in ciò – le tre ferie raffigurano vizi che accompagnano da sempre l’essere umano, i quali, oltre a indirizzare oltre misura le sue azioni, costituiscono un ostacolo per una convivenza civile degna di tal nome. A prescindere quali essi siano: lussuria, superbia, cupidigia o invidia, sulla loro estrema attualità, credo, nessuno possa dubitare.

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6 pensieri su “Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta

  1. Carlo, Bellissima Descrizione. Interessante come seme la vastissima simbologgia utilizata dal sommo poeta, da te perfettamente descritta.

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