Incontanente intesi e certo fui

3^ canto dell’Inferno.

Quarte parte.

E io, che rivolsi nuovamente lo sguardo, vidi una bandiera che andando in tondo si muoveva tanto rapida, che mi appariva sdegnosa di ogni pausa; e la seguiva una fila così lunga di anime, che non avrei pensato che la morte ne avesse distrutte tante. Dopo che io ne ebbi riconosciuto qualcuno, vidi e riconobbi lʼombra di colui che fece per codardia la grande rinuncia.

Capii immediatamente e fui sicuro che questa era la schiera dei vili, invisi a Dio e ai suoi avversari. Questi esseri ignobili, che non vissero mai del tutto, erano nudi e punti continuamente dai mosconi e dalle vespe che erano lì. Gli insetti striavano loro il viso di sangue, che, fuso con le lacrime, era messo insieme ai loro piedi da vermi ripugnanti.

E dopo che mi dedicai con zelo a guardare più avanti, vidi anime presso la riva di un grande fiume; per cui io dissi: “Maestro, ora consentimi che apprenda chi sono, e quale usanza le fa sembrare così ansiose di andare da una parte all’altra, come vedo con difficoltà attraverso la debole luce”.

@ INCONTANENTE INTESI E CERTO FUI

Mischiate sono a quel cattivo coro

3^ canto dellʼInferno.

Terza parte.

Ed egli a me: “In questa misera condizione stanno le anime sciagurate di coloro che vissero senza demerito e senza merito. Sono frammiste a quella vile schiera degli angeli che non furono ribelli né furono fedeli a Dio, ma furono imbelli. Il Paradiso li scaccia per non essere meno bello, né l’Inferno li accoglie nel profondo, dal momento che i ribelli avrebbero su di essi qualche compiacimento”.

E io: “Maestro, che cos’è tanto doloroso a loro che li fa lamentare così forte?”. Rispose: “Te lo racconterò molto speditamente. Questi non hanno la speranza della dannazione, e la loro abietta condizione è tanto spregevole, che sono invidiosi di ogni altro stato. L’umanità non permette che resti la memoria di loro; la misericordia e la giustizia li disprezzano: non parliamo di loro, ma volgi lo sguardo e prosegui senza fermarti”.

@ MISCHIATE SONO A QUEL CATTIVO CORO