Poscia che tai tre donne benedette

tre donne 1

Dopo che mi ebbe detto questo…” Virgilio riannoda in tal modo il filo del discorso con Beatrice, venuta a cercarlo nel Limbo, dove egli si trova esiliato a condurre la sua esistenza eterna. Li vediamo immersi entrambi nel chiarore del cono di luce, che si staglia quasi facendo violenza alle tenebre profonde del luogo.

Caro lettore, abbiamo imboccato la dirittura d’arrivo del 2^ canto dellʼInferno.

“… mi guardò con gli occhi lucidi e lacrimanti, e perciò mi fece più rapido quanto al venire”. Virgilio enuclea così il suo pensiero, mentre immaginiamo Dante che, con lo stupore impresso sul volto, continua a fissarlo senza far motto.

E sono giunto da te così come essa volle: ti ho tolto dal cospetto di quella bestia che ti ha impedito il cammino più breve per il bel monte”, prosegue Virgilio.

Che infine sbotta: “Dunque: che cosa c’è? perché, perché indugi, perché accogli tanta pusillanimità nel cuore, perché non hai coraggio e fermezza spirituale, poscia che tai tre donne benedette si preoccupano per te nell’Empireo, e il mio discorso ti fa sperare nella salvezza?”.

Detto ciò, Virgilio si pone con fiducia in tacita attesa, incuriosito dalla piega degli eventi. E noi, con lui, aspettiamo con altrettanta fiducia la reazione del poeta.

2 pensieri su “Poscia che tai tre donne benedette

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