Come d’autunno si levan le foglie

come d'autunno

3^ canto dell’Inferno.

Ed egli a me: “Le cose ti saranno note quando noi arresteremo i nostri passi sulla dolorosa riva dell’Acheronte”.

E così,  con gli occhi volti a terra per vergogna, temendo che le mie parole gli fossero importune, mi astenni dal parlare fino al fiume. Ed ecco venire verso di noi con una barca un vecchio, canuto con capelli e barca da lunga data, gridando: “Peggio per voi, anime malvagie! Non sperate più di rivolgere lo sguardo al cielo: vengo per condurvi all’altra riva nelle tenebre eterne, tra i tormenti infernali. E tu che sei là, anima unita al corpo, allontanati da questi che sono morti”. Ma dopo che vide che io non mi allontanavo, disse: “Attraverso un’altra strada, attraverso altri porti giungerai a riva, non qui, per varcare il mare: ti dovrà trasportare una barca più leggera”.

E Virgilio a lui: “Caronte, non ti stizzire: si è deciso così in Paradiso, e non chiedere altro”.        

Di qui in poi cessarono di muoversi le barbute guance al nocchiero dell’Acheronte, che aveva gli occhi cerchiati di un acceso riverbero. Ma le anime, che erano affrante e nude, mutarono colore e batterono i denti, non appena compresero il discorso duro. Maledicevano Dio e i loro genitori, l’umanità e il luogo e il tempo della nascita e i padri dei loro padri e il seme da cui erano stati generati.

    Poi si radunarono tutte quante insieme, piangendo tanto, presso la riva intrisa di male che aspetta ognuno che non teme Dio. Il demone Caronte, con gli occhi come carboni ardenti facendo loro cenni, le riunisce tutte; percuote col remo ognuna che indugia. Come in autunno le foglie si staccano l’una dietro l’altra, fino a quando l’albero vede a terra tutte le sue fronde, analogamente le anime dannate si imbarcano da quella riva l’una dietro l’altra, con cenni come il falco si precipita a terra al richiamo del falconiere. Così se ne vanno su per l’acqua di colore scuro, e prima che siano sbarcate di là, di nuovo un altro gruppo si raduna di qua.  

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