Questi non ciberà terra né peltro

imperatore

1^ canto dell’Inferno.

Ora sei tu quel Virgilio e quella sorgente da cui promana una poesia così abbondante?”, io gli risposi con l’aspetto del volto che mostrava vergogna. “O gloria e guida di tutti i poeti, mi valga verso di te l’assidua applicazione e l’intensa passione che mi hanno fatto studiare per intero le tue opere. Tu sei il mio maestro e il mio modello, tu sei il solo da cui io derivai lʼartificio stilistico che mi ha dato una degna fama. Vedi la fiera a causa della quale io sono tornato indietro; difendimi da lei, celebre sapiente, dal momento che essa mi fa tremare le vene e le arterie”.

A te occorre seguire un altro cammino”, rispose, dopo che mi vide piangere, “se vuoi salvarti da questo luogo inospitale; perché questa fiera, a causa della quale tu implori, non permette agli altri di muoversi attraversando il suo cammino, ma tanto lo impedisce che li distrugge; e ha un’indole così cattiva e malefica, che non sazia mai il desiderio pieno di brame, e dopo il cibarsi ha più fame di prima.

Molti sono gli uomini a cui unisce, e parecchi saranno ancora, fino a che verrà il veltro, che la farà morire con dolore. Questi non si nutrirà di terre ne di denaro, ma di sapienza, carità e potenza, e la sua nascita sarà tra cielo e cielo. Sarà la salvezza di quell’infelice Italia a causa della quale persero la vita la giovane Camilla, Eurialo e Turno e Niso per le ferite.

Questi la inseguirà per ogni località, fino a che l’avrà riportata nell’Inferno, da dove per la prima volta l’invidia del diavolo la fece partire. Pertanto io per il tuo meglio credo e giudico opportuno che tu mi venga dietro, e io sarò la tua guida, e ti condurrò di qui attraverso l’Inferno; dove sentirai le urla disperate, vedrai gli antichi spiriti che provano dolore, ognuno che invoca la morte dell’anima; e vedrai coloro che sono lieti nella pena, perché sperano di venire a tempo debito alle anime che godono la visione di Dio.

Come d’autunno si levan le foglie

come d'autunno

3^ canto dell’Inferno. Verso la conclusione.

Di qui in poi cessarono di muoversi le barbute guance al timoniere della livida palude, che aveva gli occhi cerchiati di un acceso riverbero. Ma le anime, che erano affrante e nude, mutarono colore e batterono i denti, non appena compresero le parole dure. Maledicevano Dio e i loro genitori, l’umanità e il luogo e il tempo della nascita e i padri dei loro padri e il seme da cui erano stati generati.

    Poi si radunarono tutte quante insieme, piangendo tanto, presso la riva intrisa di male che aspetta ognuno che non teme Dio. Il demone Caronte, con gli occhi come carboni ardenti facendo loro cenni, le riunisce tutte; percuote col remo ognuna che indugia. Come in autunno le foglie si staccano l’una dietro l’altra, fino a quando l’albero vede a terra tutte le sue fronde, analogamente le anime dannate si imbarcano da quella riva ad una ad una, con comandi fatti con cenni come il falco si precipita a terra al richiamo del falconiere. Così se ne vanno su per l’acqua di colore scuro, e prima che siano sbarcate di là, un altro gruppo di nuovo si raduna di qua. 

Da leggere: E caddi come l’uom cui sonno piglia del 18.12.2015