Lucevan i suoi occhi più che la stella

2^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

“Se ho capito pienamente il tuo discorso”, rispose l’ombra di quel magnanimo, “la tua anima è lesa dalla pusillanimità; la quale molte volte riempie di sé il cuore degli uomini così che li distoglie da qualche onorata impresa, come una visione ingannevole tutte le volte che si adombra un animale. Affinché tu ti liberi da questo timore, ti dirò perché io sono venuto e quel che io capii nel primo momento in cui provai dolore per te. Io ero tra coloro che sono in stato in sospensione, e mi chiese aiuto una donna beata e bella, tale che io la pregai di comandare. 

I suoi occhi brillavano più che le stelle; e mi cominciò a dire con affabile pacatezza, con voce celestiale, nel suo eloquio: ‘O nobile anima mantovana, la cui gloriosa fama anche ora sussiste in terra, e continuerà a sussistere lungamente quanto questa, il mio mio vero amico, e non di quelli che vanno e vengono secondo la fortuna, è così impedito nel viaggiare nel solitario pendio, che si è volto indietro per paura; e temo che sia già così turbato, che io sia accorsa a soccorrerlo dopo il tempo conveniente, in seguito a quel che ho udito di lui nel Paradiso.

@ LUCEVAN LI OCCHI SUOI PIÙ CHE LA STELLA

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