Tanto m’aggrada il tuo comandamento

2^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

‘Ora va’, e con la tua eloquenza e con ciò che è necessario alla sua salvezza, aiutalo così che ne sia confortata. Io che t’induco ad andare sono Beatrice; provengo dal luogo in cui desidero tornare; m’ispirò l’amore divino, che mi fa parlare. Quando sarò al cospetto del mio Signore, spesso dirò le tue lodi a Lui’. A quel punto tacque, e poi cominciai io: ‘O donna della virtù la sola per opera della quale l’umanità supera in eccellenza ogni cosa contenuta da quel cielo che ha piccoli i suoi giri, il tuo comando mi è tanto gradito che l’atto dell’ubbidire, se già fosse, mi parrebbe in là col tempo; a te non occorre altro che dichiararmi il tuo desiderio. Ma dimmi la causa per cui non ti astieni dallo scendere quaggiù in questa parte centrale della terra dall’ampio luogo in cui tu brami tornare”.

 @ TANTO M’AGGRADA IL TUO COMANDAMENTO

Lucevan i suoi occhi più che la stella

2^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

“Se ho capito pienamente il tuo discorso”, rispose l’ombra di quel magnanimo, “la tua anima è lesa dalla pusillanimità; la quale molte volte riempie di sé il cuore degli uomini così che li distoglie da qualche onorata impresa, come una visione ingannevole tutte le volte che si adombra un animale. Affinché tu ti liberi da questo timore, ti dirò perché io sono venuto e quel che io capii nel primo momento in cui provai dolore per te. Io ero tra coloro che sono in stato in sospensione, e una donna beata e bella mi fece venire vicino a sé, tale che io la pregai di comandare. 

I suoi occhi brillavano più che le stelle; e mi cominciò a dire con affabile pacatezza, con voce celestiale, nel suo eloquio: ‘O nobile anima mantovana, la cui gloriosa fama anche ora sussiste in terra, e continuerà a sussistere lungamente quanto questa, il mio mio vero amico, e non di quelli che vanno e vengono secondo la fortuna, è così impedito nel viaggiare nel solitario pendio, che si è volto indietro per paura; e temo che sia già così turbato, che io sia accorsa a soccorrerlo dopo il tempo conveniente, in seguito a quel che ho udito di lui nel Paradiso.

@ LUCEVAN LI OCCHI SUOI PIÙ CHE LA STELLA

Me degno a ciò né io né altri ‘l crede

 2^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

“Per questo viaggio di cui tu gli attribuisci la gloria, capì concetti che furono motivo della sua vittoria e dell’autorità papale. Vi andò poi l’Apostolo che accolse in sé la volontà di Dio, per trarne conferma riguardo a quella fede che è il principio per il cammino della salvezza. Ma io, perché venirvi? o chi concede ciò? Io non Enea, io non sono san Paolo; né io né altri mi ritiene meritevole di ciò. Per cui, se io mi lascio indurre quanto al venire, temo che landare sia dissennato. Sei saggio; comprendi in modo migliore di quanto non esprima”.

E qual è quegli che rifiuta l’oggetto del suo desiderio e muta proponimento per riflessioni sopraggiunte, così che si distoglie interamente dall’inizio del pensiero, tale divenni io in quel declivio ombroso, perché, prevedendo e stimando gli ostacoli, annullai l’azione che era stata iniziata con tanta frettolosa iattanza.

@ ME DEGNO A CIÒ NÉ IO NÉ ALTRI ‘L CREDE