Lucia, nimica di ciascun crudele

Lucia, nimica di ciascun

2^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

‘Questa chiamò santa Lucia e disse: – Adesso il tuo amico ha bisogno di te, e io lo affido alle tue cure -. Santa Lucia, avversa a ogni crudeltà, si avviò, e venne nel luogo dov’ero, in cui sedevo con l’antica Rachele. Disse: – Beatrice, sincera lodatrice di Dio, perché non aiuti quegli che fu tanto innamorato di te, che per te si sollevò moralmente dalla moltitudine del volgo?

‘Non ti muove a pietà il suo affanno, tu non vedi il peccato che lo sovrasta su cui il mare non riesce vittorioso? -. Fra gli uomini non vi furono mai alcuni più pronti a cercare il loro giovamento o a evitare la loro rovina, come me, dopo che furono dette tali parole, nello scendere quaggiù dal mio beato seggio, riponendo la mia fiducia nella tua nobile parola poetica, che rende onorato te e quelli che l’hanno compresa bene’.

Da leggere: Poscia che tai tre donne benedette del 06.12.2015

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore

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1^ canto dell’Inferno.

E com’è quegli che di buona voglia accumula ricchezze, e arriva il momento che gli fa perdere il profitto, che soffre e si rattrista in tutti i suoi pensieri; così mi mutò la fiera irrequieta, che, incalzandomi, gradualmente mi risospingeva là dove c’è l’oscurità. Frattanto che precipitavo a valle, mi si offrì allo sguardo uno che appariva indistinto a causa del pendio non illuminato. Quando vidi costui nel solitario pendio, lo implorai: “Abbi pietà di me, chiunque tu sia, o mera apparenza o uomo vero!”.

Mi rispose: “Non sono un uomo, un uomo già lo fui, e i miei genitori furono dell’Italia settentrionale, ambedue mantovani quanto alla città di origine. Venni al mondo ai tempi di Cesare, quantunque fosse dopo il tempo conveniente, e vissi a Roma durante il principato del valente Augusto nel tempo degli dèi pagani. Fui poeta, e composi unopera su quel giusto figliolo di Anchise che venne da Troia, dopo che la superba Ilio fu bruciata. Ma tu perché ritorni verso tanta angoscia? perché non ascendi il dilettevole colle che è inizio e causa di ogni gioia?”.

Ora sei tu quel Virgilio e quella sorgente da cui promana una poesia così abbondante?”, io gli risposi con l’aspetto del volto che mostrava vergogna. “O gloria e guida di tutti i poeti, mi valga verso di te l’assidua applicazione e l’intensa passione che mi hanno fatto studiare per intero le tue opere. Tu sei il mio maestro e il mio modello, tu sei il solo da cui io derivai lʼartificio stilistico che mi ha dato una degna fama. Vedi la fiera per cui io sono tornato indietro; difendimi da lei, celebre sapiente, dal momento che essa mi fa tremare le vene e le arterie”.

A te occorre seguire un altro cammino”, rispose, dopo che mi vide piangere, “se vuoi salvarti da questo luogo inospitale; perché questa fiera, per la quale tu implori, non permette agli altri di muoversi attraversando il suo cammino, ma tanto lo impedisce che li distrugge; e ha un’indole così cattiva e malefica, che non sazia mai il desiderio pieno di brame, e dopo il cibarsi ha più fame di prima.

Quando noi fermerem li nostri passi

 

ignavi

3^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

Ed egli a me: “Le cose ti saranno note quando noi arresteremo i nostri passi sulla dolorosa riva dell’Acheronte”.

E così con gli occhi volti a terra per vergogna, temendo che le mie parole gli fossero importune al maestro, mi astenni dal parlare fino al fiume. Ed ecco venire verso di noi con una barca un vecchio, canuto per capelli e barba antichi, gridando: “Peggio per voi, anime malvagie! Non sperate più di rivolgere lo sguardo al cielo: vengo per condurvi all seconda riva nelle tenebre eterne, tra i tormenti infernali. E tu che sei là, anima unita al corpo, allontananti da questi che sono morti”. Ma dopo che vide che io non mi allontanavo, disse: “Attraverso un’altra strada, attraverso altri porti giungerai a riva, non qui, per varcare il mare: è destino che ti trasporti una barca più leggera”.

E la guida a lui: “Caronte, non ti stizzire: si vuole così in quel luogo in cui è possibile ciò che si vuole, e non chiedere altro”.

Da leggere: Come d’autunno si levan le foglie del 10.11.2015