Mischiate sono a quel cattivo coro

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3^ canto dell’Inferno.

E dopo che mi prese per mano con l’aspetto compiaciuto, per cui io mi rincuorai, m’introdusse nel mondo infernale. Lì gemiti, pianti e acuti lamenti risuonavano attraverso l’aria infernale, per cui ne piansi al sentirli la prima volta. Linguaggi strani, modi di parlare spaventosi, parole dolenti, toni di voce esprimenti il sentimento dell’ira, suoni vocali forti e fievoli, e rumori di mani battute le une contro le altre producevano un clamore, il quale si muove a vortice sempre in quell’aria oscura in cui non passa il tempo, come la sabbia tutte le volte che soffia il vento.

E io che avevo la mente oppressa dal dubbio, dissi: “Maestro, che cos’è quel che sento? e quali anime sono che sembrano così sopraffatte dal dolore?”.

Ed egli a me: “In questa triste condizione stanno le anime sciagurate di coloro che vissero senza demerito e senza merito. Sono frammiste a quella vile schiera degli angeli che non furono ribelli né furono fedeli a Dio, ma furono imbelli. I cieli li scacciano per non essere meno belli, né l’Inferno li accoglie nel profondo, dal momento che i ribelli avrebbero su di essi qualche compiacimento”.

E io: “Maestro, che cosa c’è di tanto doloroso per loro che li fa lamentare tanto?”. Rispose: “Te lo dirò molto brevemente. Questi non hanno la speranza nella morte dell’anima, e la loro condizione è tanto spregevole, che sono invidiosi di ogni altro stato. L’umanità non permette che resti la memoria di loro; Dio li disdegna: non parliamo di loro, ma volgi lo sguardo e tira dritto”.

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