Mischiate sono a quel cattivo coro

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3^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

Ed egli a me: “In questa triste condizione stanno le anime sciagurate di coloro che vissero senza demerito e senza merito. Sono frammiste a quella vile schiera degli angeli che non furono ribelli né furono fedeli a Dio, ma furono imbelli. I cieli li scacciano per non essere meno belli, né l’Inferno li accoglie nel profondo, dal momento che i ribelli avrebbero su di essi qualche compiacimento”.

E io: “Maestro, che cosa c’è di tanto doloroso per loro che li fa lamentare tanto?”. Rispose: “Te lo dirò molto brevemente. Questi non hanno la speranza nella morte dell’anima, e la loro condizione è tanto spregevole, che sono invidiosi di ogni altro stato. L’umanità non permette che di loro resti la memoria; la misericordia e la giustizia li disprezzano: non parliamo di loro, ma volgi lo sguardo e prosegui senza fermarti”.

Da leggere: Incontanente intesi e certo fui del 02.09.2015

Io era tra color che sono sospesi

virgilio e beatrice blog

2^ canto dell’Inferno. Dopo l’inizio.

“Vi si recò poi l’Apostolo che accolse in sé la volontà di Dio, per trarne conferma riguardo a quella fede che è il fondamento per il cammino della salvezza. Ma io, perché andarvi? o chi lo consente? Io non Enea, io non sono san Paolo; né io mi ritengo meritevole di ciò né altri. E perciò, se io mi lascio indurre quanto al venire, temo che l’andare sia dissennato. Sei saggio; comprendi meglio di quanto non esprima”.

E com’è quegli che rifiuta l’oggetto del suo desiderio e muta proponimento a causa di riflessioni sopraggiunte, così che si allontana totalmente dall’inizio del pensiero, così mi mutai io, perché, prevedendo e stimando gli ostacoli, annullai l’azione che era stata iniziata con tanta frettolosa iattanza.

“Se ho compreso pienamente il tuo discorso”, rispose l’ombra di quel magnanimo, “la tua anima è lesa dalla pusillanimità; la quale molte volte riempie di sé il cuore degli uomini così che li distoglie da qualche onorata impresa, come una visione ingannevole tutte le volte che si adombra un animale. Affinché tu ti liberi da questo timore, ti dirò perché io sono venuto e quel che io compresi nel primo momento in cui provai dolore per te. Io ero tra coloro che sono in stato di sospensione, e mi chiese aiuto una donna beata e bella, tale che io mi offrii spontaneamente di ubbidire.

Da leggere: Lucevan li occhi suoi più che la stella del 22.08.2015

Una lonza leggera e presta molto

la lonza

1^ canto dell’Inferno.

Nella meta del corso della vita umana mi ritrovai in una selva tenebrosa, perché la via diretta era smarrita. Ahi quanto a descrivere quanto era disabitata e malagevole questa selva è una cosa ardua che il solo ripensarvi ripropone la paura! È tanto dolorosa che la morte lo è poco più; ma per parlare del bene che vi trovai, dirò delle altre cose che vi ho viste.

Io non so riferire esattamente come vi entrai, tanto ero smarrito in quel momento che mi allontanai dalla via vera. Ma dopo che fui arrivato alle pendici di un colle, là dove finiva quella selva che mi aveva trafitto il cuore di paura, rivolsi lo sguardo in alto e vidi i suoi pendii illuminati già dai raggi dell’astro che guida direttamente l’uomo per ogni cammino.

In quel momento cessò alquanto la paura, che nel profondo del cuore si era protratta a lungo durante la notte che trascorsi con tanta angoscia. E come quegli che con il respiro affannoso, venuto fuori dal mare e approdato alla spiaggia, si volge verso l’acqua insidiosa e la guarda con intensità, così il mio animo, che ancora era in fuga, si rivolse indietro a contemplare il passaggio che non fece rimanere mai viva nessuna persona.

Dopo che ebbi in qualche modo dato riposo al corpo affaticato, ripresi il cammino per il  solitario pendio, sicché il piede saldo era di continuo posto a un livello inferiore. Ed ecco, quasi all’inizio del declivio, una lonza leggera e molto veloce, che era ricoperta da un pelo chiazzato; e non si allontanava dal mio cospetto, per di più impediva tanto il mio camminare, che mi voltai molte volte per ritornare indietro. 

Mi mise dentro a le segrete cose

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3^ canto dell’Inferno. Dopo l’inizio.

E dopo che mi prese per mano con un aspetto compiaciuto, per cui io mi rincuorai, m’introdusse nel mondo inaccessibile ai vivi. Lì gemiti, pianti e acuti lamenti risuonavano attraverso l’aria infernale, per cui io ne piansi al sentirli la prima volta. Linguaggi strani, modi di parlare spaventosi, parole dolenti, toni di voce esprimenti il sentimento dell’ira, suoni vocali forti e fievoli, e percosse con essi producevano un clamore, il quale si muove a vortice sempre in quell’aria oscura in cui non passa il tempo, come la sabbia tutte le volte che soffia il vento.

E io che avevo la mente oppressa la dubbio, dissi: “Maestro, che cos’è quel che odo? e quali anime sono che sembrano così sopraffatte dal dolore?”.

Da leggere: Mischiate sono a quel cattivo coro del 30.07.2015