Guarda la mia virtù s’ell’è possente

lo giorno se n'andava

“Il tempo passava, e l’aria buia liberava uomini e bestie dalle loro tribolazioni; e io da solo mi preparavo ad affrontare il travaglio così del viaggiare e così dell’angoscia, che riferirà la memoria infallibile.

“O Muse, o elevato talento poetico, ora soccorretemi; o memoria che conservasti ciò che io vidi, in tal caso si dimostrerà il tuo valore”.

2^ canto dell’Inferno. Esordio. Dove Dante, invocate le Muse, nonché il suo elevato talento poetico e la sua memoria di soccorrerlo – non si dimentichi che nella parte conclusiva del 1^ canto egli ha chiesto a Virgilio di condurlo ” là dove hai detto testé, sicché io veda la parta di san Pietro e i dannati” – si rivolge a questi in tal modo: “Poeta che mi guidi, guarda se la mia virtù è capace, prima che tu mi affidi al difficile passaggio.

“Tu dici che Enea, ancora vivo, si recò all’Inferno, e fu con il corpo. Perciò, se Dio fu generoso con lui, riflettendo sullo straordinario risultato che doveva generarsi da lui, e quale fosse nella sua essenza e nella sua condizione non sembra disdicevole a chi è dotato d’intelletto; poiché egli fu prescelto nell’Empireo come progenitore della nobile Roma e del suo Impero: la quale e il quale, a voler dire la verità, furono designati come sede del pontificato”.

E non si fermerà qui.

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